giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
2 Giugno 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. FRANCESCO MONACO

La comorbidità psichiatrica nelle malattie neurologiche – cioè la coesistenza di due patologie, una delle quali è di natura psichiatrica (depressione, ansia o disturbi comportamentali) – è argomento di grande attualità, e i rapporti tra disturbi dell’umore e le malattie neurologiche (ad esempio stroke, malattia di Parkinson, epilessia, trauma cranico ecc.) sono oggi sempre più studiati ed approfonditi.
La comorbidità, inoltre, non è una relazione casuale tra le patologie: la patologia mentale è correlata patologicamente e biologicamente alla malattia. Quindi la depressione neurologica non è una depressione solamente reattiva all’evento.
Nella popolazione anziana la presenza della depressione post ictus è del 50%: significa che la metà delle persone che hanno avuto un ictus entrano in depressione.
Per quanto riguarda il Parkinson – una patologia che può addirittura avere inizio da una depressione – la percentuale si modifica, ma di poco, e riguarda il 35-40% dei pazienti: oggi la depressione viene considerata uno dei quattro sintomi principali, oltre alla bradicinesia, alla rigidità e al tremore.
In pazienti giovani la comorbidità è più frequente su malattie quali epilessia o trauma cranico. La percentuali riguardano circa un terzo dei pazienti, soprattutto in caso di epilessie del lobo temporale, quindi spesso epilessie di origine lesionale, per esempio quella post traumatica accompagnata da sintomatologia depressiva e disturbi gravi del comportamento (asocialità ecc..).
Un approccio integrato al paziente con esiti di malattia neurologica in fase depressiva o disturbi comportamentali potrà giovare anche al percorso neuroriabilitativo e al reinserimento del paziente nel contesto familiare e sociale. Neurologi e psichiatri dovranno operare congiuntamente per prendersi cura, in atteggiamento collaborativo, del soggetto affetto da malattie neurologiche in comorbidità psichiatrica.
Riveste particolare importanza, infine, l’aspetto farmacoterapeutico. Infatti l’impiego razionale dei nuovi farmaci antidepressivi, stabilizzanti del tono dell’umore, e degli antipsicotici, ha radicalmente modificato la prognosi di queste patologie, permettendo di ottenere notevoli risultati clinici senza gli effetti collaterali indesiderati dei neurofarmaci della prima generazione.

Per quanto riguarda l’ansia, ad esempio, le benzodiazepine ed i triciclici non sono indicati per i pazienti anziani poiché hanno effetti collaterali eccessivi sulle performance cognitive e cardiovascolari. Nell’epilessia è importante fare molta attenzione dal momento che alcuni farmaci antidepressivi sono epilettogeni, cioè sono essi stessi causa di epilessia.
La paroxetina a causa della scarsa incidenza di effetti collaterali non ha invece particolari problemi ad essere utilizzata sia nelle fasce di età giovanili che in quelle più avanzate.
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