giovedì, 11 agosto 2022
Medinews
10 Settembre 2001

LE MALATTIE INFETTIVE IN ITALIA

A queste patologie infettive “classiche” si accompagnano con frequenza sempre maggiore nuove entità nosologiche “emergenti” che costituiscono talora formidabili challenge diagnostico-terapeutici per il medico infettivologo. Ecco dunque comparire casi di infezioni da virus Toscana, ripresentarsi pazienti con leishmaniosi viscerale, endemica ma dimenticata in numerose regioni del nostro Paese, moltiplicarsi le linfadeniti da malattia di graffio di gatto, per non parlare di legionellosi, di borreliosi di Lyme, etc.
Se la patologia infettiva vive ancora in Italia, così come in Europa e anche nel resto del Mondo Occidentale, una stagione di prosperità, ben maggiori sono le problematiche che affliggono i Paesi in via di sviluppo, dove si verificano oltre 15 milioni di decessi ogni anno. Sebbene soltanto di riflesso, gli imponenti movimenti di popolazione che hanno caratterizzato i flussi migratori e i viaggi con motivazioni turistiche o lavorative da e per i Paesi in via di sviluppo, hanno interessato anche i Paesi del Mondo Occidentale e l’Italia. Basti ricordare il crescente numero di casi di malaria (circa 1000 casi annui a partire dal 1999, con trend in crescita) , di amebiasi e di schistosomiasi e i casi, fortunatamente ad oggi solo sporadici, in cui l’importazione di alimenti contaminati ha condizionato l’emergenza di piccoli focolai di colera anche in regioni ad elevato livello igienico-sanitario quali la Lombardia
La sfida è dunque aperta, non controllata dall’avvento degli antibiotici e dei chemioterapici in genere, il cui uso spesso incongruo ha comportato l’emergenza di dilaganti fenomeni di farmacoresistenza e reso di fatto ancora più difficile il compito clinico e di sanità pubblica degli specialisti infettivologi.
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