giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
10 Settembre 2001

LA TUBERCOLOSI

Il XX secolo è caratterizzato da un grande impegno per la prevenzione della malattia, attraverso la diagnosi precoce, l’isolamento e la cura degli infetti. Nel 1927 viene presentato il vaccino BCG (Calmette e Guérin); nel 1944 si scopre la streptomicina, successivamente l’isoniazide ed infine, nel 1965, la rifampicina. La malattia tubercolare, che nell’Ottocento ha avuto la massima diffusione, tende ormai nei paesi dell’Europa e del Nord America ad essere considerata un problema sanitario di secondo piano, anche se i flussi migratori dal terzo mondo e l’infezione da HIV stanno provocando un suo ritorno. Tuttavia va considerato che nel resto del mondo la gravità dell’infezione tubercolare rimane altissima: tra gli 8 ed i 10 milioni di nuovi malati all’anno, con 3-4 milioni di morti. La tubercolosi deve essere considerata allo stesso modo delle altre malattie infettive: come queste, diffondendosi in una popolazione “vergine” ha un suo picco di diffusione, superato il quale il livello d’infezione declina. A differenza delle comuni malattie infettive, nelle quali questo avviene in poco tempo, dell’ordine di settimane o mesi, per la tubercolosi si considera che siano necessari 300 anni perché la malattia completi il suo ciclo (Grigg). Nell’arco di tale periodo si distinguono tre fasi di diffusione:
1. una fase iniziale, caratterizzata da elevata morbosità (rapidità di contrarre l’infezione) e mortalità, corrispondente alla rapida diffusione in una popolazione vergine
1. una fase di “transizione”, nella quale la mortalità decresce, ma la morbosità ed il tasso di infezione (svelato dalla positività alla tubercolina), sono ancora in aumento
2. una fase “endemica”, con riduzione sia della mortalità che della morbosità e del tasso di infezione, con spostamento dell’età della prima infezione dall’infanzia all’età adulta.
In Europa e Nord America la fase di diffusione della tubercolosi corrisponde all’inizio della rivoluzione industriale (XVIII secolo), quando si hanno massicci fenomeni di urbanizzazione insieme ad una caduta del livello igienico delle popolazioni. Possiamo pertanto considerare queste regioni ormai al termine dei 300 anni indicati da Grigg come tempo necessario per il compiersi del ciclo. In Italia il primo periodo documentabile di diffusione della malattia (secondo Omodei Zorini), corrisponde agli anni tra il 1887 ed il 1928, il secondo va dal 1928 al 1947 ed il terzo dal 1947 ad oggi. Dati del 1987 indicano che la mortalità è intorno a 13 persone per milione. L’età della morte per tubercolosi, è andata spostandosi progressivamente da 26 anni nel 1900 a 63 nel 1978. L’età media delle persone che si ammalano è stata di 53 anni nel quinquennio 75-79, contro un’età di 43 anni nel quinquennio 61-65 per i maschi. Per le donne l’età media è stata tra il 75-79 di 45 anni, contro i 39 degli anni 61-65. Per quanto riguarda il sesso si è verificato negli ultimi decenni un progressivo spostamento verso una maggiore incidenza nel sesso maschile.
Attualmente si stima che circa 1/3 della popolazione mondiale è infettata da bacilli tubercolari, ogni anno ci sono 8 milioni di casi attivi (incidenza 160/100000/anno). La mortalità annuale si aggira intorno ai 3 milioni di persone. Una stima del 1990 parla di 3 milioni di persone coinfettate da BK e HIV, una stime successiva del 1995 ha portato questo dato a 5,5 milioni di individui.

Cause e modalità d’infezione
La tubercolosi è dovuta al Mycobacterium Tubercolosis, o bacillo di Kock. Si tratta di batteri a forma di “bastoncino”, Gram positivi, aerobi, asporigeni, immobili e privi di ciglia. Caratteristica è l’acido resistenza, che viene sfruttata nella colorazione di Ziehl-Neelsen. La velocità di riproduzione, che avviene per scissione, è particolarmente lenta, essendo di 14-20 ore. I micobatteri vengono suddivisi in 4 gruppi secondo la classificazione di Runyon.
La via d’infezione più comune è quellaaerogena: i micobatteri emessi per lo più con la tosse e la fonazione passano dall’ambiente alla persona sana, depositandosi a livello degli alveoli, nelle parti più aerate del polmone, e dando luogo al complesso primario (malattia visibile alla radiografia del torace). Nell’espettorato emesso all’esterno i micobatteri possono sopravvivere per diverse ore.

Tubercolosi ed AIDS
L’infezione tubercolare e quella da virus HIV (AIDS) determinano epidemie parallele: l’una favorisce il propagarsi dell’altra. È importante sottolineare che un individuo HIV positivo ha un rischio 100 volte superiore di ammalarsi di tubercolosi e comunque di contrarre altre patologie infettive. I maggiori Paesi a rischio per associazione TBC-HIV sono l’Uganda, il Senegal, lo Zambia, la Costa d’Avorio.
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