domenica, 3 maggio 2026
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29 Novembre 2001

ALCOL E SALUTE: CERTEZZE, DUBBI, MITI

La recente indagine della DOXA per conto dell’Osservatorio permanente su giovani e alcol conferma alcune tendenze già evidenziate negli ultimi anni ed offre nuovi spunti di riflessione per chi si occupa di questi problemi. Se infatti quella delle persone che hanno problemi di abuso cronico o dipendenza da alcol rimane una “nicchia” stimata tra l’1 e il 2% e se è diminuito il consumo medio annuale pro capite di alcol anidro (da 9,1 l del ’91 a 7,5 l nel 2000), è invece aumentato il numero di consumatori occasionali di bevande alcoliche, soprattutto tra i giovani. Tra gli intervistati, il 12% tra 15 e 24 anni ha dichiarato di essersi ubriacato almeno una volta negli ultimi tre mesi, percentuale che scende al 4,5 tra 25 e 44 anni e all’1,2 oltre i 45 anni di età.
I modelli di assunzione di bevande alcoliche sono fortemente cambiati: sta lentamente scomparendo il modello “mediterraneo” (consumo di vino, quotidiano, in famiglia), mentre sta omogeneizzandosi un modello di tipo “nordico” (birra e superalcolici, in locali pubblici, per il week-end). Accanto a questo aumentano i consumatori “di qualità” di vino e distillati, con un uso moderato e soprattutto conviviale.
Gli effetti di dosi moderate di alcol sulla mortalità complessiva sono motivo di contrasto. Infatti, la differenza tra decessi direttamente imputabili all’alcol e morti evitate (per il dimostrato effetto protettivo delle dosi moderate sull’apparato cardiovascolare) è diversa a seconda degli studi, nazionali ed internazionali, di volta in volta presi in considerazione.
In questo panorama così contrastante e in continuo cambiamento, si fa particolarmente complesso il ruolo del medico di famiglia (intervento del dott. Alessandro Rossi, responsabile area Malattie Infettive e Dipendenze della SIMG), che deve riuscire a saper modulare il proprio messaggio di educazione alla salute e di prevenzione in base al tipo di paziente che si trova di fronte. Non è infatti più possibile ricorrere a delle verità assiomatiche per chiunque. Bisogna essere in grado di riconoscere i fattori di rischio associati a problematiche alcol-correlate, a partire dall’età (è a questo punto evidente la particolare necessità di un intervento mirato nei confronti dei giovani, specialmente per quanto riguarda l’associazione con sostanze d’abuso e la guida), ma anche dal sesso (aumento delle bevitrici a rischio nelle donne), dalla professione esercitata (alcune professioni sono più a rischio di altre), dalle vicende familiari e professionali (perdita del posto di lavoro e difficoltà familiari sono un fattore di rischio). Solo il medico generale è in grado di avere questo tipo di conoscenza, protratta nel tempo, dei propri pazienti e quindi adoperare un messaggio e delle scelte mirate. In accordo con quanto recentemente affermato dall’OMS, chi non beve deve continuare a farlo; chi beve può farlo moderatamente (nel corso del simposio si cercherà, tra l’altro, di convenire a una definizione quantitativa pluridisciplinare di “bere moderato”).
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