mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
8 Dicembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. PAOLO RIZZON

Il concetto di rischio globale evidenzia l’importanza di considerare allo stesso tempo tutte le variabili predisponenti conosciute al fine di caratterizzare il rischio cardiovascolare nel singolo individuo. Il rischio globale è infatti indice della probabilità che un soggetto possa sviluppare nei 10 anni successivi alla valutazione medica una coronaropatia o una complicanza mortale o non mortale per coronaropatia.
Ne consegue che l’importanza di ciascuna componente va valutata nel contesto del rischio complessivo di ogni individuo in esame. Inoltre, la conoscenza del rischio globale di un paziente è importante per determinare il valore ottimale dei parametri relativi ai vari fattori di rischio. I medici dovrebbero sempre utilizzare il rischio assoluto di coronaropatia quando esprimono un giudizio sull’uso dei farmaci nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e dei livelli plasmatici dei lipidi, piuttosto che considerare semplicemente i singoli fattori di rischio separatamente.
Alla luce di questi concetti quando una persona ha la pressione arteriosa alta isolata, cioè come unico fattore di rischio, i cardiologi si possono ‘accontentare’ di curare la pressione facendogli raggiungere determinati livelli che sono: 135 per la massima e 85 per la minima. Se invece oltre all’ipertensione sono presenti altri fattori di rischio, la pressione deve essere ulteriormente abbassata fino ad arrivare ai valori ottimali cioè al di sotto dei 120/80. Si è visto che portando i valori pressori a questi valori, si riduce di molto il rischio cardiovascolare.
Gli strumenti per abbassare a livelli normali la pressione sono le modificazioni dello stile di vita, una dieta corretta e farmaci che diventano sempre più efficaci, secondo il concetto che ciascun paziente – a rischio cardiovascolare, oppure che ha già subito un infarto – avrà una terapia sempre più individualizzata.
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