mercoledì, 2 dicembre 2020
Medinews
8 Dicembre 2001

L’UTILIZZO DELLE STATINE IN TERAPIA

Si tratta di una riconferma dell’estrema utilità di questa classe di farmaci che hanno conquistato il ruolo di “caposaldo” della prevenzione delle malattie coronariche accanto all’aspirina e ai betabloccanti. Lo studio rappresenta inoltre la base razionale per estendere l’uso delle statine alla fase acuta, e non solo cronica, delle malattie coronariche. Introdotte in terapia sulla base della loro capacità di abbassare i valori di colesterolo totale e, soprattutto, di colesterolo LDL, questa classe di farmaci ha prodotto una serie di risultati clinici superiori alle aspettative:
-riduzione della mortalità totale e degli eventi coronarici, mediamente nella misura del 25%
-riduzione dell’ictus cerebrale (25%-30%)
-riduzione dell’incidenza di scompenso cardiaco
-azione antiischemica e antianginosa
-azione antipertensiva
-azione anti rigetto cronico nei portatori di trapianto cardiaco
-risultati estremamente favorevoli anche nei pazienti con valori di colesterolo una volta considerati “normali”
L’azione favorevole inizia a manifestarsi precocemente dopo l’inizio della terapia (già dopo alcune settimane di trattamento).
Si ritiene che la sola riduzione del colesterolo sia insufficiente a spiegare tutti gli effetti favorevoli nonché la loro precocità. E’ ragionevole ipotizzare altri meccanismi:
-azione antiinfiammatoria
-azione antitrombotica
-azione contrasante la profilerazione cellulare
Attualmente la gratuità del farmaco (la cosiddetta classe A delle note CUF del Ministero della Sanità) è limitata ad alcune categorie di pazienti. Il numero di “vite salvate” e di eventi vascolari evitati grazie all’uso del farmaco è però tale da imporre una riconsiderazione critica di questo regime restrittivo. Volendo introdurre nel ragionamento medico considerazioni di tipo economico (il che non sempre è corretto) è ragionevole prevedere che un maggiore uso di questa classe di farmaci si tradurrebbe in costi minori per il sistema sanitario (ridurre gli eventi vascolari, si pensi agli infarti o agli ictus cerebrali, significa infatti ridurre le spese sanitarie indotte)
L’argomento è al centro di un intenso dibattito all’interno della comunità dei cardiologi italiani.
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