domenica, 14 agosto 2022
Medinews
8 Dicembre 2001

I FATTORI DI RISCHIO

La pressione ottimale è quella con parametri al di sotto di 120 e 80. Una pressione fino a 130-85 rientra nella normalità, mentre è ritenuta normalità elevata quella che raggiunge i 139 di sistolica e gli 89 di diastolica. Tre invece i gradi di classificazione dell’ipertensione vera e propria: lieve, moderata e severa. Al primo appartengono le persone che hanno valori che vanno da 140-159 su 90-99. Al secondo quelli con una pressione sistolica fino a 179 su 109 e al terzo i pazienti con una pressione superiore a 180 su 110.

2. Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia
Alte concentrazioni di colesterolo e di trigliceridi nel sangue sono legati a un maggiore rischio di malattia cardiaca. Questa condizione infatti favorisce la formazione delle placche aterosclerotiche e l’indurimento delle arterie.
Il livello totale del colesterolo nel sangue è il primo e il più importante valore da controllare: meno di 200 mg/dl è il dato desiderabile, tra 200-239 mg/dl è il livello soglia e oltre 240 mg/dl significa rischio alto. Importanti sono anche i livelli del colesterolo ‘buono’ o HDL (meno di 35 mg/ld: rischio alto; più di 60 mg/dl: livello desiderabile) e quelli del colesterolo ‘cattivo’ o LDL (meno di 130 mg/dl: desiderabile; tra 130 e 159 mg/dl: valore soglia; oltre 160 mg/dl: rischio alto).
Principali imputati di ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia sono i grassi saturi che si trovano soprattutto negli alimenti di origine animale, come la carne non privata del grasso, il pollame con la pelle, i prodotti caseari ottenuti da latte intero, il lardo, ma anche negli olii vegetali, come quello della noce di cocco, di mandorle, l’olio di palma, composti utilizzati in molti snack, merendine e dolci vari.

3. Uso di tabacco
la nicotina e’ un vasocostrittore e perciò alza la pressione arteriosa, aumentando il lavoro del cuore; ma questo non e’ che uno dei ben noti effetti negativi del fumo. Il rischio di mortalità per patologie cardiovascolari aumenta da 3 a 9 volte con il fumo di sigaretta. Il fumo di sigaretta è inoltre il principale fattore di rischio per un’improvvisa e rapida morte (entro un’ora) per infarto: il rischio per i fumatori è da due a quattro volte superiore rispetto a quello dei non fumatori. Il fumo di sigaretta, se associato ad altri fattori, quali il diabete e l’ipertensione arteriosa, aumenta esponenzialmente la mortalità cardiovascolare. Smettere di fumare riduce rapidamente il rischio cardiovascolare, che può raggiungere il livello dei soggetti non fumatori nell’arco di un solo anno di astensione dal fumo.

4. L’inattività fisica
L’inattività fisica da sola comporta un rischio 1,2-2 volte maggiore di sviluppare una patologia cardiovascolare, di 2 volte di andare incontro ad un ictus e di sviluppare obesità. L’attivazione fisica può inizialmente essere eseguita in maniera semplice andando al lavoro a piedi o in bicicletta, oppure utilizzando le scale invece dell’ascensore. Per chi invece vuole fare sport, l’invito dei cardiologi è quello a praticare un’attività in modo graduale e regolarmente, ma senza “distruggersi”. L’esercizio fisico strenuo, infatti, favorisce l’arresto cardiaco e i casi di morte improvvisa.

5. La dieta
Oltre ai grassi saturi, altri ‘ingredienti’ dietetici a rischio sono il sale cioè cloruro di sodio che è facilmente sostituibile con sali a basso contenuto di sodio, e l’alcool. Una moderata quantità di alcool (due bicchieri di vino al giorno per gli uomini, un po’ meno per le donne), ha effetti positivi sui vasi e sul cuore. Ciò vale soprattutto per il vino rosso, che deve il suo effetto protettivo all’elevata presenza di fenoli.

6. Sovrappeso/obesità
Quando non sono di origine genetica, la tendenza ad ingrassare o la vera e propria obesità possono essere causate da una cattiva educazione alimentare che si corregge con difficoltà nell’età adulta. Per questo motivo è importante impostare un’alimentazione corretta fin da giovani, evitando una dieta che è spesso proprio quella preferita da bambini e ragazzi è cioè povera di verdure e frutta, che si caratterizza per la frequente assunzione di cibo tra i pasti principali, con privilegio di dolci, cibi fritti o molto grassi, ma molto poco variati. Altra causa concomitante del soprappeso è la mancanza di attività fisica.

7. Diabete
Il diabete mellito aumenta notevolmente il rischio di infarto miocardico, ictus cerebrale e ateropatia periferica, sia perché danneggia direttamente il sistema cardiovascolare accelerando l’aterosclerosi, sia perché produce anormalità nella sintesi delle lipoproteine, alzando così i livelli di colesterolo. Il rischio è analogo nel diabete insulino-dipendente e in quello non insulino-dipendente, ed è particolarmente evidente nei soggetti giovani e nelle donne.

8. Predisposizione genetica
Il rischio di malattie cardiovascolari è maggiore in soggetti che hanno parenti già soggetti a queste malattie, soprattutto se in età giovanile (sotto i 60 ani). Nella maggior parte dei casi questa familiarità è attribuibile alla trasmissione di altri fattori di rischio, quali un eccesso di colesterolo, il diabete, elevati livelli di omocisteina nel sangue.

Gli altri fattori di rischio
Altri fattori, sui quali non si puo’ intervenire, sono:

· l’età – il rischio è maggiore con l’avanzare degli anni: passati i 35 uno stile di vita sano, con un minimo di attività fisica, protegge il cuore e ovviamente tutto l’organismo

· il sesso – il rischio è maggiore per gli uomini, ma tende ad equivalersi una volta trascorsi i 65 anni

· la razza – per ragioni non ancora del tutto chiarite, gli africani sono meno esposti al rischio di contrarre malattie cardiovascolari

Distribuzione regionale dei fattori di rischio
Per quanto riguarda i fattori di rischio è interessante notare la disomogeneità dei dati italiani in base alla regionalità. Per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa, ne soffre il 30% dei pazienti infartuati ai quali va aggiunto un altro 15% di cosiddetti ipertesi “borderline”. Sul fumo, secondo le statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità /Gruppo di Ricerca “Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare”, osserviamo che la maggioranza dei fumatori è rappresentata dai maschi meridionali (36%), seguiti da quelli del centro (32%) e del nord (27%). A fumare di più sono invece le donne del centro (25%), mentre al nord e al sud sono il 20%. Le donne del sud hanno il primato dell’obesità: 29% (centro 17%, nord 14%), mentre gli uomini sono il 14% senza rilevanti variazioni regionali. I più pigri sono gli uomini e le donne del sud: non fanno attività fisica rispettivamente il 43 e il 61%, seguiti da chi abita in centro (37 e 48%) e al nord (26 e 34%). Infine, l’ipercolesterolemia che, compresi i valori borderline, presenta queste percentuali: sud (uomini 56%, donne 70%); centro (uomini 57%, donne 56%); nord (uomini 57%, donne 66%)
La proporzione di pazienti trattati adeguatamente è bassissima. Escludendo i casi borderline, la percentuale dei trattati è: 13% al nord, 15% al centro, 18% al sud.
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