Medinews
21 Settembre 2001

L’EPIDEMIOLOGIA DELLA BPCO

La morbidità per BPCO è maggiore negli uomini che nelle donne ed aumenta rapidamente con l’età. Questa differenza tra i sessi è legata alla maggior prevalenza di fumo di sigaretta nel sesso maschile e alla diversa esposizione professionale ad agenti nocivi. Dati recenti evidenziano un aumento dell’abitudine al fumo di sigaretta tra le donne. Questo dato potrebbe influenzare i futuri quadri di morbidità per BPCO: le donne potrebbero infatti essere più sensibili allo sviluppo di BPCO quando esposte ai fattori di rischio (tabacco).
Le patologie respiratorie figurano al terzo posto tra le cause di assenza dal lavoro per malattia: tra queste, la BPCO era responsabile del 56% per il sesso maschile e del 24% per quello femminile. Senza dubbio la BPCO porta ad una sostanziale invalidità, alla perdita di produttività e ad una peggiore qualità della vita che aumentano con il progredire della malattia. Il suo impatto socio-economico è molto importante. Le riacutizzazioni e l’insufficienza respiratoria possono rendere necessario sia il ricovero in ospedale che terapie complesse e costose. L’ossigenoterapia domiciliare a lungo termine rappresenta poi un ulteriore costo.

Morbidità in Italia

Nella figura seguente vengono riportati i dati relativi alla prevalenza della bronchite cronica rilevata in alcuni studi italiani. Maggiore nelle zone urbane (Pisa) rispetto a quelle nettamente rurali (Rovescala, PV), la prevalenza rilevata negli studi più recenti, risulta inoltre superiore a quella rilevata nelle stesse zone in studi precedenti. Infine si dimostra chiaramente la sottostima della diagnosi da parte dei medici di famiglia rispetto a quella posta attraverso questionari standardizzati usando la definizione riportata nelle linee guida ERS 1995. Dall’analisi dei dati relativi al secondo studio di Porto Tolle (1989-91) sulle fasce di popolazione di età più avanzata è risultato che, tra gli adulti di 55-64 anni, le percentuali di sintomi respiratori al questionario CNR variavano tra il 56,1% degli ex fumatori, il 60,6% dei non fumatori ed il 62,7% dei fumatori. Tra gli anziani, invece, le percentuali variavano tra il 64,2% degli ex fumatori, il 70,1% dei non fumatori e 1’80% dei fumatori. Nello stesso studio è stata osservata una prevalenza di ostruzione moderata-grave (definita secondo i criteri ATS 1991) dopo i 45 anni del 14% nei maschi e del 6% nelle femmine. È comunque interessante osservare che già nella fascia di età 25-44 anni l’11% dei maschi e il 6% delle femmine mostra segni di lieve broncostruzione. Analizzando le anormalità ventilatorie (secondo le definizioni delle linee guida ERS 1995) il 12,8% dei soggetti di 55-64 anni e il 10,9% dei soggetti di età maggiore di 65 anni hanno mostrato un pattern ostruttivo.

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