Medinews
6 Ottobre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. FERRUCCIO BONINO

il trapianto, se si vuole risolvere la situazione in modo drastico. Una scelta molto rischiosa che va proposta a pazienti che siano in grado di sopportarlo. Un intervento “pesante” e con alta mortalità, soprattutto in persone non più giovani e con problemi di salute generale, per i quali sarebbe più indicata una terapia convenzionale. Il trapianto è una soluzione che ha anche costi elevatissimi, fino a 500 milioni.
la terapia convenzionale. Mira a risolvere le complicanze della malattia cirrotica cercando di allungare la vita del paziente. E’ in grado di alleviare sintomi e segni clinici consentendo ai pazienti una buona qualità di vita compatibilmente con funzionalità ridotte. In questo caso il costo è dell’ordine di alcune decine di milioni.

Alla luce di queste considerazioni, appare indispensabile una campagna di prevenzione delle epatiti, iniziativa che la Regione Toscana ha deciso di sposare con convinzione: basta una corretta informazione al cittadino per evitare moltissimi casi di patologie croniche.
E questo passa attraverso la conoscenza degli atteggiamenti a rischio, la verifica di una eventuale familiarità e della predisposizione genetica alla cirrosi. E’ importante rivolgersi al proprio medico curante che, se lo ritiene, può prescrivere analisi ed eventualmente indirizzare il paziente allo specialista.
Il medico curante, insomma, diventa la chiave di volta per la prevenzione della cirrosi, se il cittadino è informato. E la campagna della Regione Toscana mira proprio ad unire, nel segno della prevenzione, tutti gli attori della sanità pubblica attorno alla figura del medico di famiglia. Attori che devono essere inseriti in un progetto di “disease management” o di “gestione del problema” che deve partire innanzitutto dalla prevenzione dell’infezione ma anche curare gli aspetti relativi alla gestione della malattia a infezione avvenuta. Tenendo presente che – nel 50% dei casi – un’infezione epatitica non si trasformerà mai in malattia. Ci troveremo, quindi, a dover gestire molti portatori sani in grado però di infettare altre persone.
Questa realtà, purtroppo, è un problema mondiale, non solo italiano: la nostra nazione ha cominciato ad affrontarlo da molti anni e oggi si iniziano a vederne i risultati. Siamo tra i primi ad aver introdotto l’obbligo della vaccinazione di massa per l’epatite B e per questo l’infezione ha un impatto minore rispetto all’epatite da virus C.
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