mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
6 Ottobre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. GIOVANNI CAPRIO

L’Associazione Italiana Trapiantati di Fegato nasce per dare ai pazienti sostegno e aiuto prima e dopo l’operazione: subire un trapianto significa sostenere un peso psicologico enorme, è indispensabile non sentirsi soli. Ma tutto questo non basta, è necessario promuovere la cultura della donazione degli organi e, soprattutto, prevenire la malattie che portano al trapianto, come la cirrosi epatica. Per questo AITF, in collaborazione con la Regione Toscana e con l’Azienda ospedaliera pisana, ha deciso di muoversi. E non da oggi. Nel ’99, in collaborazione con 75 pittori toscani e piemontesi ha realizzato il progetto “Arte per la vita” per promuovere e sviluppare la cultura del trapianto come segno di solidarietà umana e sociale. Per dare a molti malati la possibilità di tornare a vivere. E il consenso e la solidarietà ottenuti hanno premiato tutto il nostro impegno e ci hanno dato la forza di dare al nostro progetto una seconda edizione: “Il tempo del cuore”. Un progetto ancora più ambizioso: 16 scultori di fama internazionale, attraverso la fondazione Arpa, insieme per promuovere la ricerca medico-scientifica e la cultura della donazione degli organi.
Nel 2001 il nostro goal vuole essere “Ognuno di noi”, la prima campagna di informazione per la prevenzione della cirrosi epatica mai realizzata in Italia. L’obiettivo è chiaro: ridurre la mortalità per questa malattia (ogni anno in Italia si registrano circa duemila decessi) ed evitare il ricorso al trapianto di fegato, troppo spesso l’unica soluzione per tornare a svolgere una vita normale. Nella sola Regione Toscana, ben due terzi dei trapiantati si sono resti conto di essere portatori di un virus epatico quando ormai la sola soluzione era il trapianto. Ma secondo la Regione, con una adeguata informazione si sarebbero potuti evitare in questi anni almeno 70 interventi in questo territorio e circa cinquecento in Italia. Da qui la scelta dell’assessorato alla salute di partire con una grande campagna informativa che coinvolge le asl, gli ospedali, i medici di famiglia, i pediatri, le associazioni dei pazienti e la popolazione. Se i risultati saranno confortanti, l’iniziativa sarà estesa ad altre Regioni per poi diventare un progetto nazionale.
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