sabato, 28 novembre 2020
Medinews
1 Dicembre 2001

VENETO, 30 MORTI AL GIORNO PER MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Sottoscritta oggi, primo giorno di ‘devolution’ in sanità alle Regioni la ‘Carta di Venezia’, una dichiarazione di lotta ai disturbi cardiaci

Le malattie cardiovascolari più frequenti nel Veneto – spiega il dr. Carlo Martines, primario cardiologo dell’Ospedale Piove di Sacco e presidente regionale Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) – sono rappresentate dalla cardiopatia ischemica o insufficienza coronarica, condizione che può portare all’infarto. Da questa patologia si può passare allo scompenso cardiaco, uno dei più importanti problemi sia per la sua gravità che per la sua incidenza sempre più frequente. Un altro grave problema è rappresentato dalle aritmie, dalle più semplici alle più complesse”.
“Non vi è dubbio – afferma Cristina Castello, cardiologo della Ulss 20 di Verona e presidente dell’Associazione Gardacuore – che le malattie cardiovascolari per prevalenza, impatto sulla salute, in termini di mortalità e di disabilità, rappresentino il primo problema di salute della nostra Regione. Un problema con il quale tutti noi medici, pazienti o familiari ci scontriamo prima o poi nel corso della nostra vita e verso il quale chiediamo maggiore presenza della medicina e della sanità. La nostra regione vanta molti successi in ambito sanitario, ma ha molto ancora da fare nella prevenzione delle malattie cardiovascolari”. “La prevenzione primaria – spiega il prof. Sergio Dalla Volta, docente di Cardiologia all’Università di Padova e presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) Triveneta – si pone lo scopo di sottolineare come cattive abitudini di vita come il fumo, le diete troppo abbondanti, la vita irregolare, l’insufficiente numero di ore di sonno e riposo, l’esposizione a rischi evitabili siano correggibili solo con richiami fermi e non equivoci. Questi interventi, oltre a ridurre i rischi individuali, diminuiscono le assai maggiori spese che ricoveri ospedalieri e terapie più o meno costose, impongono ai malati.”
“Con oggi – aggiunge la dottoressa Castello – inizia in Veneto ed in Italia una nuova era per la sanità. La devolution, il trasferimento delle responsabilità gestionali e delle risorse dallo Stato alle Regioni, di cui da anni tutti noi sentiamo parlare è arrivata, ed è arrivata, prima tra tutte le aree, in sanità. Da oggi anche la regione Veneto ha le risorse per gestire in modo diretto e responsabile la salute di 4 milioni e mezzo di persone. Quello che attende la nostra Regione (e non intendo solo l’amministrazione regionale) è un compito che implica scelte impegnative, le cui conseguenze verranno misurate in termini di salute per la popolazione. Spetterà a noi professionisti della sanità valutare le priorità (e le conseguenti allocazioni di risorse) sulla base del numero di persone interessate dai problemi di salute, sulla base delle conseguenze in termini di qualità e quantità di vita e di sopravvivenza che questi problemi determinano, sulla base della disponibilità di interventi medici e sanitari efficaci”.

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