sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
23 Maggio 2001

MORTALITA’ E COSTI

La mortalità da infarto del miocardio
Ogni anno in Italia, secondo le fonti ISTAT, circa 160mila persone nella fascia di età compresa tra 35 e 64 anni sono vittime di un attacco ischemico a carico del cuore. In pratica in Italia una persona ogni 3-4 minuti ha un infarto e i decessi, sempre secondo l’Istituto di Statistica, sono 47mila, con un tasso di 187 morti ogni 100mila abitanti. I due terzi dei decessi imputabili ad infarto del miocardio avvengono in fase extraospedaliera, nella maggior parte dei casi a 2 ore dell’esordio dei sintomi. Infatti i dati ufficiali di mortalità, che provengono dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, sono inferiori ai dati ISTAT perché solo 75mila persone (quindi nemmeno la metà di quelle colpite da infarto in un anno) riescono ad arrivare in ospedale. E il 13% vi giunge troppo tardi, spesso oltre le 12 ore, cioè il limite temporale oltre il quale non è più possibile attuare le terapie chirurgiche d’urgenza come la rivascolarizzazione della coronaria trombotizzata. Risulta quindi evidente che per ridurre la mortalità globale dovuta alla cardiopatia ischemica sarà opportuno sviluppare strategie sul territorio affinchè un sempre maggior numero di pazienti possa ricevere un soccorso ed un trattamento cardiologico adeguato quanto tempestivo.

La mortalità ospedaliera
In definitiva i decessi da infarto miocardico effettivamente diagnosticati negli ospedali italiani (mortalità ospedaliera), sono all’incirca 10 mila all’anno, la maggioranza dei quali avviene entro due giorni dal ricovero. Il dato relativo alla mortalità ospedaliera, pur non rispecchiando la situazione reale, è importante perché permette di valutare l’efficacia della terapia di mantenimento e della riabilitazione, cioè della prevenzione secondaria, quella che insieme al medico di famiglia viene impostata dopo l’uscita dall’ospedale.
Dei pazienti dimessi circa il 25% va incontro a delle complicanze importanti quali lo scompenso cardiaco e le aritmie di vario genere. I restanti 50mila pazienti devono seguire una terapia di prevenzione secondaria dell’infarto miocardio che prevede il trattamento farmacologico e la drastica riduzione dei fattori di rischio.
L’incidenza dell’infarto miocardio (e dell’angina) varia fortemente da Paese a Paese, ma in ogni caso la mortalità è molto superiore per il sesso maschile fino ai 65 anni (con un rapporto di circa 1:3), cresce rapidamente con l’avanzare dell’età e, passati i 65 anni l’indice di mortalità per i due sessi è più o meno simile. Aumenta in caso di recidiva.

I costi
Un cardiopatico assorbe molte risorse sanitarie, e il costo maggiore per il Sistema Sanitario Nazionale è dovuto al ricovero ospedaliero. In Italia annualmente vengono ricoverati in ospedale 1.200.000 pazienti per una malattia cardiovascolare che costituisce così la prima causa di ricovero.
In particolare sono stati ricoverati:
· 75 mila pazienti con infarto miocardico diagnosticato, con un costo di 550 miliardi
· 65 mila pazienti con angina pectoris con un costo di 350 miliardi
· 127 mila pazienti con scompenso cardiaco con un costo di 720 miliardi.
I soli ricoveri in ospedale per curare queste malattie hanno un costo totale di
1.620 miliardi all’anno.
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