martedì, 24 novembre 2020
Medinews
23 Maggio 2001

LE PRINCIPALI MALATTIE CARDIACHE

§ L’angina pectoris: è un dolore sordo di petto, descritto come una sensazione di pressione, peso, costrizione; spesso associato a sudore, capogiri, si può diramare alle spalle, alle braccia oppure solo a un braccio – spesso quello sinistro – al collo e alla mandibola. E’ frequente che l’angina compaia in condizioni di stress emotivo oppure fisico, proprio perché in queste condizioni il muscolo cardiaco richiede più ossigeno, che non arriva in quantità sufficiente. In questi casi si ha angina se il lume di una delle tre arterie coronariche principali è occluso per circa il 75%.
§ L’infarto del miocardio: il dolore è della stessa natura dell’angina ma dura più di 15 minuti (un’ora e anche più), non si aggrava facendo movimento, non si allevia stando a riposo, né assumendo trinitrato di glicerina – una sostanza a rapida azione vasodilatatoria. Nei casi più gravi, l’infarto può complicarsi fino al collasso cardiocircolatorio e alla morte. Si parla di infarto acuto del miocardio per la rottura di placca aterosclerotica e per la formazione di un trombo ricco di piastrine e di fibrina che porta all’immediata occlusione totale di un’arteria coronarica. Come conseguenza si ha la necrosi o morte del tessuto muscolare che era prima irrorato dall’arteria ostruita.

Le altre patologie
§ Aritmie: si tratta di patologie che colpiscono l’impianto elettrico, alterando il normale battito cardiaco
§ Cardiopatie ipertensive: interessano il muscolo cardiaco secondariamente, come conseguenza di valori di pressione arteriosa elevati
§ Miocardiopatie alcoliche: causate da abuso di alcolici
§ Miocarditi: interessano il muscolo cardiaco e sono una conseguenza di un’infezione
§ Pericarditi: interessano il “sacco” che avvolge il cuore, chiamato pericardio
§ Tumori: i tumori del cuore sono relativamente rari. La forma più frequente è il mixoma
§ Valvulopatie: colpiscono le valvole cardiache: possono provocarne un restringimento (stenosi), ostacolando il passaggio del sangue; oppure impedirne una corretta chiusura (insufficienza), provocandone un cambiamento di direzione. Spesso entrambe queste alterazioni sono presenti nella stessa valvola e allora si ha la cosiddetta steno-insufficienza.

Un accenno a parte merita la cosiddetta morte improvvisa cardiaca, un rischio che interessa tutta la popolazione, dall’età pediatrica a quella geriatrica: si calcola che ogni anno in Italia 20.000 persone muoiano per un attacco improvviso e fuori dalle mura domestiche. Lungo l’arco della vita cambiano però le cause del fenomeno. Oltre la quarta decade di vita la causa di gran lunga più frequente è rappresentata dalla malattia coronarica. In età pediatrica e nel giovane prevalgono le malattie del muscolo cardiaco e alcune malattie “elettriche” geneticamente determinate. Studi recenti, in gran parte opera di ricercatori italiani, hanno portato importanti contributi alla conoscenza della causa di 4 malattie che sono alla base della maggior parte dei casi di morte improvvisa in età pediatrica e nel giovane :
1. la sindrome del QT lungo
2. la Sindrome di Brugada
3. la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro
4. la cardiomiopatia ipertrofica

Nella sindrome del QT lungo la mutazione di una proteina costitutiva dei canali che regolano il passaggio degli elettroliti attraverso la membrana cellulare rende il paziente vulnerabile alla fibrillazione ventricolare con conseguente morte improvvisa, in pieno benessere. Questa entità è responsabile probabilmente della metà dei casi di morte improvvisa del lattante.
Un ecocardiogramma eseguito precocemente, nella prima settimana di vita, è in grado di identificare i bambini a rischio e può quindi orientare le misure preventive.

In un’altra malattia, la Sindrome di Brugada, il rischio di morte improvvisa aritmica (in pieno benessere) si manifesta in genere più tardivamente. Esistono strette analogie genetiche fra questa malattia e la sindrome del QT lungo. Se il portatore della sindrome di Brugada ha già sviluppato una chiara evidenza di aritmie esiste l’indicazione all’impianto (chirurgico) di un pace-maker in grado di riconoscere l’aritmia e di interromperla automaticamente, il cosiddetto defibrillatore automatico. Può essere quindi utile mettere a disposizione, nell’ambiente familiare o lavorativo delle persone a rischio dei defibrillatori “intelligenti” (in questo caso esterni), cioè semiautomatici, da utilizzare al momento dell’arresto cardiaco.
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