Medinews
23 Maggio 2001

LA CORONAROGRAFIA

La coronarografia si effettua nel laboratorio di Emodinamica, e in condizioni di sterilità. L’esame viene compiuto in anestesia locale, e non è solitamente accompagnato da dolore. I cateteri vengono inseriti nell’arteria femorale, subito al di sotto dell’inguine destro o sinistro e fatti salire fino a raggiungere (sotto controllo radiologico) le arterie coronariche principali.
Quando le arterie degli arti inferiori risultano ristrette o chiuse è necessario utilizzare come punto di introduzione dei cateteri l’avambraccio o il polso destro o sinistro. Tramite il catetere si inietta il mezzo di contrasto che consente di visualizzare le coronarie su un apposito televisore (monitor). Le immagini vengono registrate su pellicola cinematografica o su altri supporti. La durata dell’esame è in genere compresa tra i 20 e i 30 minuti. In assenza di complicazioni il paziente può alzarsi ed essere dimesso il giorno successivo.

L’indicazione alla coronarografia deve tenere conto sia della sostanziale innocuità della metodica sia delle grandi possibilità di curare, oggi, la malattia coronarica con tecniche di cardiochirurgia (by-pass aortocoronarico) e con tecniche prettamente cardiologiche (angioplastica coronarica). L’indicazione alla coronarografia si è enormemente ampliata rendendo difficile la delimitazione di un vero e proprio campo di indicazioni. Più in generale la coronarografia è indicata nei pazienti con sospetta malattia delle coronarie, in pazienti che hanno già sofferto di un infarto a livello del tessuto cardiaco (infarto miocardico) e anche in tutte quelle malattie del muscolo cardiaco (miocardio) e delle valvole per le quali si renda necessario conoscere approfonditamente lo stato del circolo coronarico.
Per citare le situazioni più comuni, la coronarografia viene effettuata: in pazienti con angina (ossia il tipico dolore toracico causato da “disturbi” nella circolazione coronarica) che non risponda correttamente alla terapia, pazienti che abbiano angina a riposo o in seguito a sforzi minimi, pazienti che debbano essere sottoposti alla cardiochirurgia (es. sostituzione di valvole cardiache, correzione delle cardiopatie congenite).
L’insorgenza di importanti complicazioni durante o per causa di una coronarografia è raro. La mortalità è inferiore allo 0.2%, con una incidenza di infarto acuto dello 0.3-0.4%. L’incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell’arteria femorale) è inferiore all’1%. Naturalmente la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla gravità della malattia coronarica di base, dalla capacità del ventricolo sinistro (una delle camere da cui è composto il cuore) di contrarsi e di svolgere correttamente le sue funzioni e più in generale dall’età (quella più avanzata può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo stato di salute complessivo del paziente
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