venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
3 Dicembre 2001

L’EPIDEMIOLOGIA DELL’ASMA

Prevalenza nella popolazione generale
Dai risultati dello studio “European Community Respiratory Health Survey” (ECRHS), condotto su campioni di popolazione generale di 20-44 anni in Europa e in alcuni centri di paesi extraeuropei nei primi anni ‘90, emerge che la prevalenza della diagnosi di asma varia da 2%, in Tartu (Estonia) a 11.9% in Melbourne (Australia), quella di respiro sibilante negli ultimi dodici mesi da 4.1% in Bombay (India) a 32% in Dublino (Irlanda). Per quanto riguarda i tre centri italiani (Torino, Verona, Pavia), i dati sono rispettivamente 3.3, 4.2 e 4.5% per la diagnosi di asma e 8.5, 9.7 e 10.7% per il respiro sibilante.
I dati di prevalenza indicano inoltre che:
Þ la frequenza dell’asma è maggiore nei maschi, in particolare nella fascia di età più giovane
Þ in due momenti della vita della donna, la gravidanza e la menopausa, la malattia può presentare particolari caratteristiche o complicazioni
Þ si riscontra in genere una maggiore incidenza, gravità e mortalità per asma nei ceti sociali più svantaggiati. Questo è spiegato dalle diverse condizioni di vita e dalla diversa qualità dell’ambiente domestico. Si deve inoltre tener conto del fatto che il grado di accesso all’assistenza medica e all’informazione può essere molto variabile. infine non deve essere sottovalutato che l’educazione, determinante nella gestione della malattia da parte del paziente, non è certamente dispensata in modo uniforme ed indifferenziato.
In Italia, un bambino su 10-12 è affetto (o è stato affetto) da una sintomatologia di tipo asmatico, mentre un bambino su 15 soffre di disturbi più lievi come sibili respiratori, costrizione toracica notturna, difficoltà a respirare dopo uno sforzo fisico.
I dati epidemiologici raccolti durante un grosso studio multicentrico, il SIDRIA, che ha coinvolto 18.737 bambini in età compresa tra i 6 e 7 anni e 21.068 adolescenti tra i 13 e 14 anni in dieci centri del Centro e Nord Italia, frequentanti 237 scuole elementari e 310 scuole medie in aree geografiche con livelli di urbanizzazione e condizioni socioeconomiche diverse, hanno consentito di mettere in rilievo le cause più importanti della malattia:
§ Il primo e più importante è l’esposizione al fumo passivo. È stato riscontrato, infatti, che più della metà dei bambini italiani vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori è fumatore. In questi bambini è stato osservato un aumento dei casi di asma, o di malattie respiratorie in genere, proprio a causa del fumo dei loro genitori. L’indagine ha potuto stimare che il 15% dei casi di asma in Italia tra i bambini e i ragazzi è attribuibile al fumo dei genitori.
§ Il secondo elemento da sottolineare è che, mentre non esiste una grande differenza nella frequenza della patologia nelle varie aree geografiche italiane, esiste – all’interno di una specifica città o di una specifica area metropolitana – una differenza di frequenza della malattia tra chi vive in strade ad alto traffico di mezzi pesanti e chi vive invece in strade lontane dal traffico. Coloro che vivono in prossimità di scarichi diesel hanno infatti una maggiore frequenza di sintomi di tipo bronchitico e di asma.
§ Il terzo ed ultimo elemento, evidenziato solo di recente, è relativo alla dieta. I bambini che fanno un basso uso di agrumi e di alimenti ricchi di vitamina C, hanno una più elevata frequenza di patologia. I bambini che consumano poca frutta, una dieta povera di antiossidanti, corrono un rischio maggiore di sintomi e di infezioni respiratorie.
Þ l’asma può essere una malattia grave ed invalidante: si riscontra che il 10% dei pazienti asmatici è affetto da una forma severa (il quarto livello, cioè il più elevato grado della classificazione del Progetto Mondiale Asma) con limitazioni importanti delle attività quotidiane abituali. l’attenzione dei ricercatori è oggi particolarmente portata su queste forme della malattia, che da sole concentrano la maggior parte della spesa sanitaria per asma.
Þ l’asma può essere una malattia professionale: si stima che questa costituisca il 5-10% di tutti i tipi di asma ed è probabilmente la patologia professionale polmonare più frequente nel mondo. L’asma professionale presenta notevoli implicazioni per il lavoratore coinvolto non solo dal punto di vista clinico, ma anche negli aspetti economici e della qualità della vita con conseguente riflesso anche sui costi sanitari globali.

Consumo di farmaci
La percentuale degli asmatici che riferivano sintomi negli ultimi 12 mesi e che riportavano un uso regolare di farmaci antiasmatici negli ultimi 12 mesi é stata, nei tre centri italiani dello studio ECRHS, di 54%, cioè una delle più basse, insieme ai centri della Norvegia (47%), della Germania e degli USA (58%). I valori più alti sono stati 85% (Svezia ed Inghilterra), 83% (Nuova Zelanda) e 80% (Australia).
Nel 1995 sono state pubblicate le linee guida sul trattamento e la prevenzione dell’asma da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una recente inchiesta telefonica a livello europeo (AIRE) su campioni di popolazione generale ha evidenziato che le linee guida non sono seguite: ad es. il 46% dei pazienti ha avuto sintomi asmatici cronici nell’ultimo mese; il 30% si é sottoposto a visite mediche urgenti nell’ultimo anno; il 63% ha usato farmaci broncodilatatori ad azione immediata nell’ultimo mese; il 63% ha riportato limitazioni nelle attività quotidiane, incluso l’esercizio fisico.

Costi socio-economici
Sono elevati sia per gli individui sia per la società. Un vasto studio ha valutato che in Italia il costo dovuto alle malattie ostruttive reversibili delle vie respiratorie è di circa 3.000 miliardi di lire all’anno di cui 2/3 rappresentati dai costi diretti (ricoveri ospedalieri, visite mediche e farmaci) e un 1/3 derivate da giornate di lavoro perse.
Anche in Italia recenti studi hanno dimostrato che l’applicazione di programmi educazionali può comportare una riduzione dei costi socio-economici totali: ad un maggior consumo di farmaci, seguirebbe infatti una riduzione degli attacchi d’asma e dei ricoveri ospedalieri, con una riduzione quindi anche dei costi indiretti.
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