mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
3 Dicembre 2001

LE STRADE DELL’ASMA, VIVERE NEL TRAFFICO AUMENTA IL RISCHIO DI MALATTIE RESPIRATORIE

Gli scarichi dei motori diesel responsabili dell’aumento delle allergie

L’occidentalizzazione dell’ambiente e dello stile di vita, con tutte le conseguenti degenerazioni di tipo ecologico e sociale, sono ritenuti oggi tra i maggiori responsabili dell’aumento preoccupante delle patologie dell’apparato respiratorio, in primo luogo dell’asma, che attualmente colpisce 150 milioni di persone nel mondo e 5 milioni in Italia, provocando ancora oggi nel nostro Paese circa 1500 morti l’anno.
“Uno studio pubblicato il 6 ottobre scorso su Lancet, condotto su 3500 bambini che vivono nelle campagne di Svizzera, Germania e Austria, a stretto contatto quindi con allevamenti e stalle e nutriti con latte pastorizzato – prosegue il prof. Canonica – ha fornito dei dati interessanti sull’incidenza delle malattie respiratorie in questa popolazione infantile. Rispetto a chi abita in città o nei dintorni la prevalenza di malattia è nell’ordine di 1% rispetto all’11 per l’asma, del 3% contro il 13 per la rinite e del 12% contro il 29 delle sensibilizzazioni atopiche”.
Preso atto che è impossibile trasferirsi in massa in campagna, alla luce anche di questi nuovi riscontri scientifici diventano più che mai prioritari alcuni interventi: da un lato di tipo urbanistico e istituzionale, con la chiusura per esempio dei centri storici e l’introduzione delle auto elettriche, dall’altro di prevenzione, diagnosi precoce e cura. “La gravità clinica dell’asma – conferma il prof. Roberto Dal Negro, primario della Divisione di Pneumologia dell’Ospedale Orlandi di Bussolengo (Verona) – può variare nel corso del tempo e può essere condizionata favorevolmente dalla tempestività e dall’appropriatezza della diagnosi e dell’intervento terapeutico, che oggi prevede l’uso quotidiano di farmaci a effetto broncodilatante e di farmaci ad azione antinfiammatoria (budesonide e formeterolo) in un’unica combinazione inalatoria. E’ infatti ormai assodato – continua Dal Negro – che già nell’arco di poche settimane dalla prescrizione di una terapia combinata ad assunzione singola, il secondo farmaco, nella fattispecie lo steroide, viene abbandonato dal 60-70% dei pazienti. E questo perché, verosimilmente, il paziente è sufficientemente gratificato dal beneficio immediato del broncodilatatore e finisce per dimenticare di assumere proprio l’antiinfiammatorio, il farmaco cioè che, giorno dopo giorno, sarebbe invece in grado di garantirgli un più sostanziale e durevole controllo della malattia, evitandone l’evoluzione verso forme di gravità clinica maggiore”.
L’importanza della semplificazione della terapia è oggi confermata anche dalla letteratura. E i risultati più significativi sono: un miglior recupero della funzione respiratoria; un maggior controllo dei sintomi diurni e notturni; una sostanziale riduzione dell’uso dei farmaci; la diminuzione fino al 40% delle riacutizzazioni della malattia. “Studi recentissimi – conclude Dal Negro – ci dicono come questi obiettivi siano stati raggiunti anche nel caso di asma lieve persistente. Con l’impiego della terapia combinata l’aderenza del paziente diventa inoltre pressoché totale: se prima chi assumeva i due principi attivi distintamente, si dimenticava almeno tre volte alla settimana di prendere il cortisonico, ora non lo dimentica più”.
L’impegno dei medici contro l’asma e per una migliore qualità di vita dei pazienti è quindi intenso e continuo. Lo scambio di informazioni e di esperienze diventa indispensabile. E questo è l’obiettivo che si pone la newsletter di Pneumologia, promossa dalla Simer che verrà inviata a tutti gli pneumologi italiani dal dicembre di quest’anno con cadenza trimestrale.
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