Medinews
29 Giugno 2001

ANSIA DA VACANZA, IL POPOLO DEI ‘NAVIGANTI’ SCOPRE DI AVER PAURA A SCENDERE IN SPIAGGIA

Nascosti dalle chat durante l’inverno, i ‘ragazzi del muretto’ temono il confronto

L’ansia è un fenomeno insito nell’esistenza dell’uomo, nell’interazione individuo ambiente: per questo nasconderla o, peggio ancora, nascondersi, serve a nulla. “Il primo consiglio che mi sento di dare – prosegue il dott. Rossi – è di essere il più possibile se stessi. Che vuol dire non fingere, specialmente con gli amici. Anche se si ottiene un primo impatto entusiasmante, il rischio di essere scoperti è altissimo e ci si può trovare in situazioni spiacevoli, che sono poi difficili da gestire. In secondo luogo, è buona cosa accontentarsi di quello che si ha: purtroppo, o per fortuna, ci sarà sempre qualcuno più bello, con una moto più costosa, un vestito migliore, un partner più bello. Terzo, in spiaggia non investire troppo nella forma fisica: cercare di aderire al modello estetico alla moda e non sentirsi adeguati può causare profonda angoscia e senso di inadeguatezza. Di contro, una persona non bella ma che ha un buon rapporto e una buona percezione di sé riesce a trasmettere una grande forza attrattiva. L’importante comunque è non bere troppo e non usare droghe: per sembrare disinibito e simpatico si rischiano complicazioni per tutta la vita, ed è oggettivamente un prezzo troppo alto da pagare”.
Secondo gli esperti all’origine di questo fenomeno ci sarebbero le sollecitazioni eccessive e pressanti che ci vengono dal mondo esterno. Un mondo che non solo chiede sempre di più, ma, quel che è peggio, lo fa in modo troppo pressante e veloce, tanto che una fetta consistente della popolazione, in particolar modo i giovani, non ha gli strumenti per adattarsi immediatamente ed entra in un circolo vizioso fatto di ansia, attacchi di panico, malattie immaginarie. “L’idea di avere dentro di sé mancanze e difetti indicibili, e il conseguente timore di un rifiuto da parte degli altri – prosegue Marco Rossi – si presenta allora in modo tumultuoso facendo nascere la timidezza, che sempre più spesso si trasforma in una vera condizione patologica cui è stato dato il nome di fobia sociale. Nel 95% dei casi la fobia sociale compare per la prima volta tra i 15 e i 16 anni. La sua comparsa nell’età adolescenziale comporta devastanti problemi relativi allo sviluppo della personalità del giovane, condizionandone profondamente il futuro scolastico, professionale e sociale”. Questa malattia riguarda soprattutto quei ragazzi che hanno paura di apparire impacciati, goffi, ridicoli davanti agli altri. Temono gli incontri e si dimostrano morbosamente sensibili alle critiche e ai giudizi espressi nei loro confronti. Per questo motivo diventano persone inquiete, nervose, fragili e insicure.
“Per non incorrere nella possibilità di fare brutte figure – dice ancora il responsabile del Centro Psicosociale di Mortara – molti ragazzi preferiscono evitare di inserirsi nelle conversazioni o esprimere giudizi, preferendo fuggire il confronto. Non considerarsi completamente integrati nel gruppo dei pari e sentire che la sua presenza è solo tollerata e mai ricercata, genere vergogna e, nei casi più estremi, porta a tagliare i ponti con il mondo esterno, ripiegando su se stessi e ritirandosi nell’ambito ristretto della famiglia, sentito come l’unico luogo veramente sicuro”. Le situazioni più temute sono quelle dove non ci si sente particolarmente “brillanti” e possono di volta in volta riguardare la conversazione, lo sport, i luoghi di ritrovo, il sesso. Ecco allora la ricerca ossessiva della perfezione, prima di esporsi al giudizio altrui. Tale situazione è ancora più evidente da quando proliferano le chat. Nel cyberspazio è impossibile accertare con esattezza l’identità di un’altra persona. E’ suggestivo notare che nelle chat le persone si trasformano in maschere su cui non si può indagare sulla reale identità. Una conseguenza di questo fatto è che chiunque ha la possibilità di creare per sé identità che non corrispondono a quella reale. E così comunicare, intessere relazioni, conoscere, senza mettersi realmente e completamente in gioco. “Ecco perché sapere che l’altro ti guarda – conclude Marco Rossi – crea ansia e non permette di relativizzare i problemi. Ripeto, in ogni caso vale la pena gettarsi nella mischia. Oggi comunque esistono anche terapie farmacologiche efficaci nel controllo dell’ansia, come la paroxetina, molecola appartenente alla classe degli inbitori del reuptake della serotonina che opportunamente utilizzate sotto controllo medico sono in grado di aiutare i giovani in difficoltà”.
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