lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
13 Marzo 2001

MALATTIE RESPIRATORIE E INQUINAMENTO

Non solo: la condizione dell’aria che respiriamo sarebbe alla base di piu’ di 48.000 ricoveri, di oltre 47.000 nuovi casi di bronchite cronica nell’adulto e di 540.000 casi di bronchite acuta nei bambini, di piu’ di un milione di crisi di asma e di oltre 30 milioni di giornate ”ad attivita’ ridotta”.

La situazione in Italia
Negli ultimi dieci anni si è registrato un progressivo incremento nell’atmosfera delle aree urbane dei cosiddetti particolati respirabili, sostanze inquinanti a cui contribuiscono soprattutto gli scarichi dei motori diesel (diesel exhaust particles, DEP), il cui uso per i veicoli privati è stato enormemente incoraggiato dai governi di molte nazioni a partire dai tardi anni Ottanta. Le emissioni diesel sono costituite da una mistura complessa di particelle di carbone di dimensioni respirabili (1-2 mm) in grado di assorbire sostanze inquinanti come il biossido di azoto, aledeidi, ossido di carbonio, idrocarburi aromatici policiclici, metalli di transizione. Molti studi hanno evidenziato una relazione fra concentrazione di questi particolati respirabili nell’atmosfera e incidenza di asma e di altre malattie respiratorie. Si calcola che lo smog sia causa di almeno dieci morti al giorno, 3.500 l’anno. A questi numeri vanno poi aggiunti 1.900 ricoveri per disturbi respiratori, 2.700 ricoveri per disturbi cardiovascolari, 31.500 attacchi di bronchite acuta nei bambini, 30.000 attacchi di asma nei bambini. Uno studio del Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle 8 maggiori citta’ italiane ha rivelato che nella popolazione di oltre trenta anni, il 4.7% di tutti i decessi osservati nel 1998, pari a 3.472 casi, e il 28,6% di tutte le bronchiti acute nei bambini sono dovute all’inquinamento da polveri, le micidiali pm10 che in tutte le 8 grandi citta’ italiane monitorate nello studio superano abbondantemente i livelli di guardia, 40 microgrammi al metro cubo. La maglia nera spetta a Torino con 53,8 mg/mc seguita da Napoli con 52,1 mg/mc, da Roma e Bologna (51,2 mg/mc), Milano (47,4 mg/mc), Firenze (46,5 mg/mc), Genova (46,1 mg/mc), Palermo (44,4 mg/mc). Secondo l’Oms riducendo l’inquinamento a 40 mg/mc si eviterebbero circa 2.000 morti, riducendolo a 30 mg/mc si eviterebbero 3.500 morti e riducendolo a 20 mg/mc si salverebbero ben 5.500 vite. Uno studio dell’American Cancer Society ha dimostrato una riduzione dell’aspettativa di vita media di due anni per effetto dell’inquinamento.

I più a rischio sono i bambini
Secondo i risultati di uno studio dell’Istituto francese che si occupa dei rischi ambientali dell’industria i bambini ‘assorbono’ benzene e suoi derivati, l’acido muconico e l’idrochinone, il doppio degli adulti. I ricercatori, attraverso l’analisi delle urine dei 21 bambini dai 2 e 3 anni partecipanti allo studio, ripetute sera e mattina, hanno scoperto che il primo prodotto era presente in media 1,7 volte di più nei bambini rispetto agli adulti e il secondo 1,9 volte in più. Oltre all’analisi delle urine, sono stati effettuati, due volte al giorno, prelievi atmosferici negli asili e nelle abitazioni delle famiglie studiate. I risultati hanno mostrato che la concentrazione di benzene delle camere da letto dei bambini e dei loro genitori superavano, rispettivamente nell’85% e nel 91% dei casi, il livello di soglia dei 5 micogrammi per metro cubo previsto come obiettivo per il 2010 dall’Unione europea. Negli asili, la quantita’ di benzene era da due a tre volte superiore dell’aria all’esterno. Il fenomeno della maggiore esposizione dei bambini si spiegherebbe, secondo gli esperti, con un diverso metabolismo del benzene nei bambini rispetto agli adulti e con il fatto che i bimbi hanno un volume respiratorio due volte piu’ alto dei grandi, raddoppiando così l’impatto con questo inquinante.
Ormai storica è anche la ricerca condotta nell’ospedale di Sesto San Giovanni (Mi), che ha tenuto sotto osservazione un campione di 500 bambini residenti nell’area metropolitana milanese e altri 500 in un paese della Brianza. L’indagine ha mostrato che il 30% dei bambini di Sesto San Giovanni va incontro ad episodi di bronchite acuta rispetto al 9% dei bambini che vivono in Brianza. Un’altra indagine ha osservato un aumento del 5% dei ricoveri ospedalieri di bambini per patologie dell’apparato respiratorio nei giorni a più elevate concentrazioni di inquinanti. Si è inoltre scoperto che i bambini che vivono in zone trafficate si ammalano di asma in misura superiore del 25% rispetto ai coetanei che vivono in aree senza smog. Esistono inoltre numerosi dati sperimentali che attestano che tra i vari inquinanti si sviluppano pericolose e in gran parte sconosciute sinergie: sia l’anidride solforosa che il biossido di azoto, per esempio, agiscono con il benzopirene, aumentando il potere mutageno di questo pericoloso idrocarburo.

I numeri del traffico in Italia
Nel 1985 le auto circolanti erano 22 milioni, oggi sono oltre 30 milioni di autovetture e 3 milioni di veicoli industriali. La mobilità su autovettura nei centri urbani è passata dal 26% dell’82 al 38% del 1999. Queste cifre, rapportate alla popolazione, ci fanno conquistare in Europa il poco invidiabile primato di nazione con il maggior numero di auto pro capite (ci batte solo il Lussemburgo). Tenendo conto dei bambini e dei non patentati, nel nostro Paese c’è infatti un’automobile ogni 1,8 abitanti (la media europea abitanti/veicolo è invece di 2,1: nei Paesi Bassi e di 2,4, in Danimarca di 2,7). A fronte di questo massiccio ricorso alle quattro ruote private, si nota una crisi sempre più evidente del trasporto urbano, che registra una perdita di 90 milioni di passeggeri tra il 1993 e il 1996. Inoltre l’età media del nostro parco autobus e di 11 anni, contro una media europea di 7, mentre il 40% delle vetture ha addirittura più di 15 anni. Ad un costante aumento del numero delle auto corrisponde un altrettanto costante incremento dei consumi di carburante: dai 606 chilogrammi di petrolio pro capite bruciati nel 1993 si è passati ai 621 del ’94, per arrivare ai 628 del ’95. Interessante, infine, è notare che la maggior parte degli spostamenti avviene su tratti brevi: solo il 10% dei trasferimenti riguarda percorsi superiori ai 200 chilometri, mentre il 55% avviene in un’area con un raggio inferiore ai 50 chilometri.

Le auto italiane le più inquinanti
Auto vecchie e fra le più inquinanti in Europa: è il quadro poco edificante del parco macchine italiano. Ben 14 milioni di veicoli sono infatti stati immatricolati prima del 1993 e secondo i dati del ministero dell’Ambiente il 90% delle auto in circolazione, 9 su 10, ha emissioni superiori a quelle delle altre auto europee rispetto ai limiti della direttiva Auto Oil del gennaio 2000. Il 35% delle auto inquina l’80% in più, il 40% inquina il 60% in più e il 15% del parco auto e’ addirittura ‘super-inquinante’ con il 95% in più. Anche i mezzi pubblici e i veicoli commerciali sono a rischio: oltre il 70% del parco bus e autoveicoli industriali ha emissioni mediamente superiori dell’80% rispetto ai limiti del ’95.
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