martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
13 Marzo 2001

L’EFFETTO SERRA

Senza questa protezione la temperatura della Terra potrebbe essere di 30° più fredda. Le attività dell’uomo però, in particolare i trasporti, le attività industriali, quelle agricole e la produzione di energia, hanno aumentato in questi ultimi anni la concentrazione dei gas serra, provocando così un riscaldamento del pianeta.
A provocare l’effetto serra sono l’anidride carbonica, i clorofluorocarburi, il metano, l’ossido di azoto, l’ozono troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dall’attività cioè delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno dell’eutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari, tra cui l’Adriatico, sono anche responsabili di buona parte delle emissioni di ossido di azoto. Altri due “imputati” di primo piano sono infine i clorofluorocarburi responsabili della distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo. Quanto alla parte di colpa delle varie aree geo-politiche del mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà delle emissioni di anidride carbonica e degli altri “gas serra” viene dai Paesi industrializzati – Stati Uniti, Unione europea, Canada, Giappone, Australia – dove vive appena un quinto della popolazione mondiale.
Dal 1860 la temperatura della Terra si è elevata di 0,3°-0,6°. Gli anni ’90 sono stati nel complesso il decennio più caldo e il 1998 è stato l’anno più caldo mai registrato. Che qualcosa stia succedendo ad opera dell’uomo lo ha confermato anche l’autorevole Gruppo di Studio Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici che riunisce i maggiori esperti mondiali dichiarando, nel 1995 “una percepibile influenza umana sul clima globale”, indicando inoltre che, perdurando la situazione attuale, un raddoppio delle concentrazioni di anidride carbonica comporterà un aumento della temperatura globale pari a 1-3,5 gradi centigradi entro il prossimo secolo.

Gli scenari futuri
E’ stato valutato che, in uno scenario di non intervento, ossia di mancata adozione di politiche per la riduzione dei gas serra, le emissioni di anidride carbonica raddoppierebbero da qui al 2030 e triplicherebbero entro il 2100, tenendo come termine di paragone i livelli raggiunto nel 1990.
Sono stati formulati diversi scenari su quello che potrà accadere. I livelli di mari e oceani si alzeranno sommergendo diversi territori: si calcola, per esempio, che in Italia 4.500 chilometri quadrati di territorio potranno scomparire sotto l’acqua. Il cambiamento climatico potrebbe far aumentare le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie oltre a favorire la diffusione di insetti come la zanzara della malaria.

L’impegno dell’Italia
L’impegno dell’Italia nei confronti del cambiamento climatico è ambizioso. Il nostro obiettivo è infatti la diminuzione del 6,5% i gas serra, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2008-2012. Una meta da raggiungere seguendo strade diverse, dall’incremento dell’efficienza nella produzione di energia elettrica, a un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, al potenziamento del riciclaggio di vetro, carta e plastiche, al rimboschimento del territorio in modo tale da favorire l’assorbimento di anidride carbonica oltre al rinnovo del sistema dei trasporti e delle strutture industriali.

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