giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
13 Marzo 2001

ALLERGIE, IN ANTICIPO LA STAGIONE DEGLI STARNUTI DAGLI STATI UNITI ARRIVA L’ALLARME AMBROSIA

Come tutte le erbacce cresce di preferenza in suoli cosiddetti disturbati: ai bordi delle strade, sugli argini, vicino alle massicciate ferroviarie, ai margini di campi coltivati, nelle aree abbandonate e semi abbandonate. Piante di ambrosia si possono trovare inoltre come infestante nei campi di barbabietola, di soia e di girasole.
La specie più diffusa, l’A. artemisiifolia, è anche la più dannosa. Negli Stati Uniti il suo polline sarebbe responsabile del 40% dei casi di “pollinosi”. Dalle aree dei comuni lombardi nella quale l’ambrosia si è inizialmente diffusa – provincia di Varese e nei centri ad ovest di Milano, dove l’allergia provocata da questa pianta riguarda il 6-8% della popolazione – l’ambrosia si è successivamente espansa nella regione, ed ora risulta presente anche nelle provincie di Como, Bergamo, Cremona, Brescia e Pavia. Per limitare i casi di pollinosi da ambrosia il Servizio Prevenzione Sanitaria della Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia nella primavera del ‘99 ha addirittura emesso un’ordinanza nella quale impone “ai sindaci, ai proprietari e/o conduttori di aree agricole non coltivate, ai proprietari di aree verdi urbane incolte e di aree verdi industriali dismesse, ai responsabili dei cantieri edili aperti da almeno un anno alla data di entrata in vigore della presente ordinanza; ai responsabili dell’ANAS, della FNME, di eseguire tra giugno ed i primi venti giorni di agosto, periodici interventi di manutenzione e pulizia. “La colpa – spiega Giorgio Walter Canonica, presidente nazionale della Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMER) – è del progressivo innalzamento della temperatura della Terra dovuto alle alte concentrazioni di anidride carbonica, ai clorofluorocarburi, al metano, all’ossido di azoto, all’ozono. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dall’attività cioè delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili”. Dal 1860 la temperatura della Terra si è elevata di 0,3°-0,6°.
Gli anni ’90 sono stati nel complesso il decennio più caldo e il 1998 è stato l’anno più caldo mai registrato. Secondo il Gruppo di Studio Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che riunisce i maggiori esperti mondiali, perdurando la situazione attuale un raddoppio delle concentrazioni di anidride carbonica comporterà un aumento della temperatura globale pari a 1-3,5 gradi centigradi entro il prossimo secolo. E’ stato valutato che, in uno scenario di non intervento, ossia di mancata adozione di politiche per la riduzione dei gas serra, le emissioni di anidride carbonica raddoppierebbero da qui al 2030 e triplicherebbero entro il 2100, tenendo come termine di paragone i livelli raggiunto nel 1990. Sono stati formulati diversi scenari su quello che potrà accadere. I livelli di mari e oceani si alzeranno sommergendo diversi territori: si calcola, per esempio, che in Italia 4.500 chilometri quadrati di costa potranno scomparire sotto l’acqua. Il cambiamento climatico potrebbe far aumentare le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie, oltre a favorire la diffusione di insetti come la zanzara della malaria.
L’impegno dell’Italia nei confronti del cambiamento climatico è ambizioso. “L’obiettivo del nostro Paese, annunciato al summit dell’Aja dai rappresentanti delle nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione quadro sul Cambiamento Climatico – prosegue Canonica – è infatti la diminuzione del 6,5% i gas serra, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2008-2012. Una meta da raggiungere seguendo strade diverse, dall’incremento dell’efficienza nella produzione di energia elettrica, a un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, al potenziamento del riciclaggio di vetro, carta e plastiche, al rimboschimento del territorio in modo tale da favorire l’assorbimento di anidride carbonica oltre al rinnovo del sistema dei trasporti e delle strutture industriali”. Ma anche la Simer farà la sua parte. “Alla luce di questa situazione di emergenza, i nostri programmi – conclude il presidente – prevedono una maggiore sensibilizzazione al problema allergie nei confronti della popolazione e delle istituzioni e la preparazione e il continuo aggiornamento dei medici”.
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