mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
26 Giugno 2001

CHE COS’È L’AIDS, COME SI TRASMETTE QUALI SONO I GRUPPI A RISCHIO…

Che cosa provoca la malattia?
L’Aids è una malattia infettiva provocata da un virus definito HIV, Human Immunodeficiency Virus, che priva il nostro organismo della capacità di difendersi dalle altre malattie, minando il sistema immunitario.

Come si trasmette l’infezione?
E’ stato dimostrato che nel sangue il virus può arrivare esclusivamente attraverso:
1. rapporti sessuali con persone infette
2. trasfusioni di sangue infetto
3. siringhe o strumenti contaminati con sangue infetto
4. trasmissione da una madre sieropositiva al figlio durante la gravidanza o al momento del parto
5. rapporti sessuali per via anale, perché questo tipo di rapporto può provocare lesioni e piccole ferite che facilitano l’ingresso del virus nel sangue
6. scambio di aghi e di siringhe usati o sporchi tra tossicodipendenti, aumenta il rischio di contagio perché il virus può essere trasmesso attraverso residui di sangue infetto.

Come si comporta il virus una volta entrato nell’organismo?
Il suo bersaglio sono i linfociti T, i globuli bianchi del sangue, che gestiscono il sistema immunitario. I linfociti infettati dal virus vengono distrutti. L’HIV si replica quindi all’interno delle cellule convertendo il suo RNA in DNA. Per farlo, utilizza un enzima, la trascrittasi inversa. I nuovi retrovirus lasciano poi la cellula andando a infettare altri linfociti.

Cosa è stato dimostrato dalla ricerca?
La probabilità di acquisire l’infezione varia secondo il tipo di esposizione e delle caratteristiche degli individui. E’ stato dimostrato che anche un solo rapporto sessuale o un solo scambio di siringhe o una trasfusione possono bastare a trasmettere l’HIV, ma la malattia viene accelerata quando ripetute infezioni si sovrappongono.
Quali sono i gruppi a rischio?
Non esistono gruppi a rischio assoluti, ma vi sono comportamenti a rischio che, come tali, coinvolgono l’intera società. Per il loro particolare comportamento, corrono un rischio maggiore:
1. i tossicodipendenti che si scambiano siringhe
2. gli omosessuali maschi che non usano il profilattico, perchè il rapporto anale favorisce il contatto con sangue e sperma infetti
3. i bisessuali, se hanno rapporti con uomini e con donne senza protezione
4. gli omosessuali promiscui, che cambiano spesso partner e non usano il profilattico chi si prostituisce senza protezione
5. chi ha rapporti sessuali non protetti con partner occasionali
6. chiunque abbia rapporti sessuali con un sieropositivo o con persone di gruppi a rischio senza protezione.
Vanno considerati a rischio, per motivi del tutto diversi
1. le persone sottoposte a numerose trasfusioni di sangue e derivati del sangue prima del 1985
2. i bambini nati da madre sieropositiva

Quali sono i sintomi dell’infezione da HIV?
Le persone infettate dall’HIV per lunghi periodi di tempo possono non presentare alcun disturbo. Talora invece possono essere presenti segni come un ingrossamento ghiandolare o una febbre persistente, che però non sono specifici, sono comuni cioè a molte altre malattie. Quando il virus giunge a danneggiare molto gravemente il sistema immunitario si hanno invece le manifestazioni tipiche dell’Aids: gravi infezioni opportunistiche, alcuni tipi di tumore (come il sarcoma di Kaposi o i linfomi) e disturbi neurologici.

Quanto è lunga l’incubazione dell’Aids?
Il tempo che passa tra il momento del contagio con HIV e il momento nel quale si osservano le manifestazioni tipiche della sindrome, varia molto da individuo a individuo. Oggi comunque sappiamo che tale periodo è in media di circa 10 anni e che è rara la malattia nei primi tre anni che seguono il contagio.

A chi è consigliato di sottoporsi al test di sieropositività e dove è possibile farlo?
Il test dell’HIV è estremamente affidabile e può essere effettuato gratuitamente e in modo assolutamente riservato presso le strutture del Servizio sanitario nazionale e i policlinici universitari. Il test è consigliato a chiunque possa essere stato esposto al contagio negli ultimi 10 anni, per esempio chi abbia fatto uso di droghe per via venosa anche per breve periodo, chi abbia ricevuto trasfusioni di sangue, in particolare se multiple, prima del 1985 (anno in cui è entrato in uso il test) o abbia avuto rapporti sessuali con persone a rischio, o partner occasionali, o abbia contratto malattie veneree. In particolar modo viene consigliato alle donne in età fertile che siano state esposte al pericolo di contagio, in quanto è elevato il rischio di trasmettere l’infezione in gravidanza al figlio.
Il contagio si manifesta immediatamente?
La positivizzazione del test si osserva nella quasi totalità dei casi entro 3-6 mesi dal contagio. Ecco perché è opportuno attendere almeno tre mesi dall’ultima potenziale occasione di infezione prima di eseguire il test, in quanto prima di questo periodo potrebbero non essere ancora comparsi gli anticorpi contro il virus, o il test risultare negativo. Durante tale periodo è opportuno avere rapporti sessuali protetti ed evitare di donare sangue. Per le donne è bene attendere il risultato del test prima di intraprendere una gravidanza. Superati i 6 mesi, qualora il paziente sia ancora negativo alla ricerca degli anticorpi, si possono sospendere i controlli per quelle persone “a basso rischio” e per quelle nelle quali si può rintracciare con una certa esattezza il momento di possibile esposizione al contagio.
Il test può invece essere ripetuto dopo altri 6 mesi, estendendo così la sorveglianza a un anno, in quei pazienti ad alto rischio, come tossicodipendenti o i partner di pazienti sieropositivi, con occasioni di contagio ripetute. Superato questo periodo il risultato è da ritenersi definitivo. Naturalmente ripetute occasioni di infezione necessitano di ripetuti test, cioè essere negativi in un dato momento non significa essere immuni a infettarsi in seguito.

Come non si trasmette il virus?
Non è mai stato dimostrato che vi siano rischi dovuti a:
1. contatti sociali (ambiente familiare, di lavoro, di scuola), locali pubblici (inclusi bar e ristoranti), mezzi di trasporto, alimenti, acqua, stoviglie, servizi igienici, piscine, spogliatoi
2. trasmissione nell’aria (goccioline di saliva, colpi di tosse)
3. contatti casuali (strette di mano)
4. liquidi biologici (urina, saliva, lacrime). Il bacio, per esempio, non è pericoloso
5. contatti con animali, punture di zanzare o di altri insetti
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