giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
3 Marzo 2000

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIOVANNI VIEGI

La maggioranza degli studi epidemiologici ha utilizzato questionari come mezzi di indagine: quindi, in letteratura, vengono riportati dati sulle diagnosi formulate dai medici curanti o sui sintomi (es. respiro sibilante, costrizione toracica, difficoltà di respiro, tosse) riportati dai soggetti.
La “prevalenza” é il rapporto percentuale tra il numero di casi di malattia presenti in un dato momento ed il numero di individui che compongono una data popolazione. Un altro indicatore di diffusione di malattia é il tasso di mortalità, condizionato peraltro dalla variabilità di compilazione dei certificati di morte.

Mortalità e Ospedalizzazione
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (gennaio 2000), tra 100 e 150 milioni di persone nel mondo soffrono di asma e 180.000 ne muoiono ogni anno. Negli USA l’asma é la terza causa principale di ospedalizzazione prevenibile: ci sono circa 470.000 ricoveri ospedalieri e più di 5.000 morti per asma all’anno. In Italia, nel 1994 ci sono stati 1.452 morti e nel 1997 25.025 ricoveri ospedalieri per asma.

Prevalenza nella popolazione generale
Dai risultati dello studio “European Community Respiratory Health Survey” (ECRHS), condotto su campioni di popolazione generale di 20-44 anni in Europa e in alcuni centri di paesi extraeuropei nei primi anni ‘90, emerge che la prevalenza della diagnosi di asma varia da 2%, in Tartu (Estonia) a 11.9% in Melbourne (Australia), quella di respiro sibilante negli ultimi dodici mesi da 4.1% in Bombay (India) a 32% in Dublino (Irlanda). Per quanto riguarda i tre centri italiani (Torino, Verona, Pavia), i dati sono rispettivamente 3.3, 4.2 e 4.5% per la diagnosi di asma e 8.5, 9.7 e 10.7% per il respiro sibilante.
Dall’inizio degli anni ‘80 alla metà degli anni ‘90, il nostro Gruppo ha condotto quattro indagini epidemiologiche trasversali su due campioni di popolazione generale (8-90 anni) viventi nel Delta Padano e nell’area urbana e suburbana di Pisa. Recentemente sono stati pubblicati i dati di prevalenza: é emerso un netto incremento del respiro sibilante (es. nei maschi di 25-64 anni la frequenza é passata da 14 a 27% nel Delta del Po e da 27 a 30% a Pisa) ed un lieve incremento della diagnosi di asma (es. nelle femmine di 25-64 anni la frequenza é passata da 4 a 5% nel Delta Padano e da 5 a 7% a Pisa). I valori di prevalenza più elevati si sono riscontrati tra i maschi ultrasessantacinquenni a Pisa sia per il respiro sibilante (39%) sia per la diagnosi di asma (12%).

Consumo di farmaci
La percentuale di soggetti asmatici che riferivano sintomi negli ultimi 12 mesi e che riportavano un uso regolare di farmaci antiasmatici negli ultimi 12 mesi é stata, nei tre centri italiani dello studio ECRHS, di 54%, cioè una delle più basse, insieme ai centri della Norvegia (47%), della Germania e degli USA (58%). I valori più alti sono stati 85% (Svezia ed Inghilterra), 83% (Nuova Zelanda) e 80% (Australia).
Negli studi di Pisa e del Delta Padano le percentuali di soggetti asmatici che riportavano uso regolare di farmaci variavano tra 32.8% a Pisa e 24% nel Delta Padano e tra 19.7% a Pisa e 8.4% nel Delta Padano, a seconda che venissero considerati tutti i farmaci o solo i farmaci bronco-polmonari.
Nel 1995 sono state pubblicate le linee guida sul trattamento e la prevenzione dell’asma da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una recente inchiesta telefonica a livello europeo (AIRE) su campioni di popolazione generale ha evidenziato che le linee guida non sono seguite: ad es. il 46% dei pazienti ha avuto sintomi asmatici cronici nell’ultimo mese; il 30% si é sottoposto a visite mediche urgenti nell’ultimo anno; il 63% ha usato farmaci broncodilatatori ad azione immediata nell’ultimo mese; il 63% ha riportato limitazioni nelle attività quotidiane, incluso l’esercizio fisico.

Commento e prospettive future
L’asma bronchiale é una patologia in aumento nel mondo occidentale.
Una parte non trascurabile di pazienti sfugge ad una diagnosi precoce ed ad un corretto uso di farmaci secondo le linee guida internazionali. È necessario aumentare gli sforzi educativi nei confronti dei pazienti e le occasioni di aggiornamento scientifico dei medici curanti. E’ importante continuare ad eseguire indagini epidemiologiche su campioni di popolazione generale per monitorare le variazioni dei tassi di prevalenza. La ripetizione, attualmente in corso, dello studio ECRHS in un numero maggiore di centri italiani (Catania, Siracusa, Ferrara, Livorno, Lucca, Pisa, Pavia, Sassari, Sassuolo, Torino, Udine, Verona) è un importante esempio.
TORNA INDIETRO