mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
3 Marzo 2000

APPELLO DEI PAZIENTI: “BASTA CON I MORTI D’ASMA”

“Si stima che attualmente nel mondo – spiega il prof. Giovanni Viegi, responsabile del Gruppo di Epidemiologia Ambientale Polmonare del Cnr di Pisa – vivano tra i 100 e i 150 milioni di persone che soffrono di asma e che ogni anno ben 180 mila pazienti perdano la vita proprio a causa della patologia. In Italia si contano almeno 3 milioni di malati, quasi 1500 decessi nell’arco dei dodici mesi e un numero impressionante di ricoveri: nel ’97 sono stati addirittura 25.025”. Cifre enormi, dunque, il cui trend sarebbe addirittura in aumento nelle nuove generazioni, tanto da far dire all’Organizzazione Mondiale della Sanità che siamo di fronte ad una delle più gravi emergenze di questo inizio di terzo millennio.
Tra le cause principali di questa situazione, gli esperti mettono al primo posto la mancata compliance: il 43% dei pazienti non segue i consigli del medico e ben il 60% non ha un piano terapeutico scritto per l’autogestione della malattia. “Una parte non trascurabile di pazienti – aggiunge il prof. Viegi – sfugge inoltre alla diagnosi precoce”. E tutto ciò malgrado oggi sia a disposizione un armamentario terapeutico vasto che, come conferma il prof. Vincenzo Bellia, titolare della Cattedra di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università di Palermo, “è in grado di assicurare ai pazienti una buona qualità di vita”.
Altro motivo di preoccupazione è l’aumento dell’inquinamento, sia domestico che ambientale. “Lo studio Sidria, che ha coinvolto in Italia 40 mila bambini e ragazzi di diverse scuole – riferisce il dott. Francesco Forastiere, medico epidemiologo dell’Agenzia di Sanità del Lazio – ha mostrato che l’esposizione al fumo passivo è il pericolo domestico maggiore per l’insorgenza delle crisi, all’origine addirittura del 15% dei casi d’asma in piccoli e adolescenti. Più della metà dei bambini vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori è fumatore”. Per quanto riguarda l’ambiente esterno, è stato ormai dimostrato che coloro i quali risiedono in prossimità di strade molto trafficate, e in particolare dove circolano in prevalenza mezzi pesanti, hanno una maggior frequenza di sintomi bronchitici e un peggioramento delle condizioni di asma. E’ stato addirittura accertato che i bambini residenti in zone trafficate si ammalano di asma in misura superiore del 25% rispetto ai coetanei che vivono in aree senza smog. Un’altra indagine ha permesso inoltre di osservare un aumento del 5% dei ricoveri ospedalieri di bambini per patologie dell’apparato respiratorio nei giorni a più elevate concentrazioni di inquinanti.
Tutti elementi questi che dimostrano come per una persona asmatica sia enormemente difficile vivere la quotidianità. Non per altro l’indagine AIRE (Asthma Insights And Reality in Europe) del ’99, ha evidenziato come il 71% dei malati ritenga che l’asma peggiori notevolmente la loro qualità di vita. Per questo – sostiene la Franchi – è quanto mai opportuno un nuovo approccio che, oltre a coinvolgere il medico e il paziente, tenga conto della stretta correlazione malato-società. Ridurre la prevalenza e la crescita dell’asma e il costo socio economico che grava sugli individui e sulla società (da 1 a 10 milioni l’anno per paziente), richiede una visione nuova che punti su programmi di ricerca innovativi, su azioni mirate a fronteggiare i danni dovuti ai principali fattori di rischio e sull’adeguamento delle condizioni ambientali alle esigenze dell’individuo e non viceversa”.
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