mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
29 Gennaio 2000

TUMORE AL SENO: UN PROBLEMA SOCIALE E UMANO

A Siracusa in programma l’ultimo dei tre incontri organizzati da Europa Donna
per fare il punto su una malattia che ogni anno colpisce in Italia 31.000 persone

Secondo le proiezioni degli esperti, oggi una donna su nove ha un’altissima probabilità di sviluppare nel corso della sua vita un tumore alla mammella. Non solo: in Italia il cancro al seno è a tutt’oggi la malattia tumorale più temibile per il sesso femminile e la prima causa di morte nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni. Si calcola infatti che nel nostro Paese siano oltre 31.000 le donne che ogni anno si ammalano di questa neoplasia e che ben 11.000 ne muoiano.
Fortunatamente per curare il cancro al seno sono oggi disponibili sia protocolli terapeutici che permettono di personalizzare la terapia e di ottenere risultati sempre più soddisfacenti, riducendo tra l’altro al minimo le umilianti mutilazioni che ancora pochi anni fa condizionavano drammaticamente la vita sociale e affettiva delle persone operate, sia tecniche chirurgiche evolute, chemioterapia, radioterapia e cure farmacologiche che concorrono a migliorare i risultati di sopravvivenza.
A cinque anni dall’intervento, il 65% delle pazienti viene considerata guarita, ma se la neoplasia operata è inferiore ai 2 cm di diametro e i linfonodi sono liberi, la percentuale di guarigione sfiora il 90%.
L’arma migliore contro il tumore rimane però la diagnosi precoce. Ed è proprio questo uno degli obiettivi per cui si batte Europa Donna e sulla cui realizzazione ha deciso di aprire un dialogo con le realtà locali, il mondo medico, il mondo politico e i cittadini.

Infatti, malgrado le linee guida diramate nel giugno del ’96 dalla Commissione Oncologica Nazionale riconoscano alla diagnosi precoce del tumore al seno un ruolo fondamentale per ottenere interventi chirurgici meno invasivi, migliore qualità della vita e tassi di sopravvivenza più elevati, a tutt’oggi risulta insufficiente anche lo screening nella popolazione a rischio.
I programmi di intervento coprono solo il 6% delle donne interessate. Per contro, i trial clinici hanno evidenziato che lo screening del seno tramite la mammografia, nelle donne con età superiore ai 50 anni, riduce i casi di mortalità del 20-40%. La sopravvivenza dopo la diagnosi e il trattamento sono inoltre direttamente legati allo stadio della malattia e al momento della diagnosi: il 70-80% delle identificazioni dei casi di cancro durante lo screening potrebbe avere una buona prognosi.
La parola d’ordine è dunque prevenzione. E sulle strategie di prevenzione si concentra l’impegno di Europa Donna e delle parlamentari anche in quest’incontro siciliano, dove portano il loro contributo, tra gli altri, Francesca Merzagora, (presidente Europa Donna); Maria Antonietta Nosenzo (Polo Universitario Luigi Sacco di Milano); Giuseppe Brignone (Servizio di Senologia, Ospedale Ascoli di Palermo); Michele Scibilia (Lega Italiana per la Lotta contro i tumori – sezione di Siracusa); Paola Vita (Centro Donna George Sand di Favara); Anna Barbera e Lina Prosa (Associazione Arlenica di Palermo); Roberto Bordone (Servizio di Radiologia Ospedale Umberto I di Siracusa). Alla giornata di studi, presieduta dall’on. Antonella Rizza, hanno aderito anche le parlamentari Anna Finocchiaro, Cristina Matranga, Stefania Prestigiacomo, Anna Maria Bernasconi e Francesca Scopelliti, l’assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Carmelo Lo Monte, il Commissario straordinario dell’Asl 8 di Siracusa, Salvatore Requirez, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Umberto I di Siracusa, Sebastiano Russo.
TORNA INDIETRO