sabato, 28 novembre 2020
Medinews
9 Febbraio 2000

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. FELICE PICCININO

. Ciò è legato non solo alla vaccinazione obbligatoria per l’epatite B, introdotta nel 1991, ma anche alle migliorate condizioni igienico sanitarie nazionali e soprattutto nell’Italia meridionale. Malgrado questi innegabili successi non bisogna però ritenere che nel nostro Paese sia cessato il rischio di epatite B. E’ infatti importante ricordare che il 15-20% di tutti i pazienti con epatite cronica e cirrosi è portatore del virus dell’epatite B e rappresenta quindi una notevole fonte di contagio. Inoltre vie di contagio ancora molto efficienti del virus dell’epatite B sono i contatti sessuali e la tossicodipendenza, come documentato dal fatto che la più alta prevalenza di casi si osserva nella fascia di età tra i 15 e i 30 anni (epoca della vita ad intensa attività sessuale e a rischio di tossicodipendenza).
L’epidemiologia da virus dell’epatite B è inoltre sostenuta da alcuni fatti inequivocabili quali:
1. l’aderenza alla vaccinazione profilattica per l’epatite B non è stata del tutto soddisfacente, soprattutto nell’Italia meridionale. Nonostante l’obbligo di vaccinazione, solo il 70% della popolazione meridionale si è vaccinata, contro il 90% dei residenti al nord. Ne deriva che esiste un numero notevole di persone ancora esposto alle infezioni. A questa disaffezione per la vaccinazione ha contribuito lo stato di allarme scatenato dagli ambientalisti che ritengono le procedure vaccinali rischiose.
2. Attualmente l’epidemiologia da HBV non è più sostenuta dal “ceppo selvaggio”, prevalente negli anni ‘70-‘80, ma da ceppi mutati, cosiddetti “e difettivi” che hanno la caratteristica di essere molto più resistenti alle terapie antivirali. Infatti la terapia con interferone è efficace solo durante il periodo di cura, ma alla sua sospensione l’infezione e la malattia recidivano nella quasi totalità dei casi. Ciò significa che il portatore di HBV ceppo “e difettivo” rappresenta un costante rischio di infezione per l’ambiente.
3. La vaccinazione non dà risposta protettiva anticorpale in tutti i vaccinati ma solo nel 93% dei casi malgrado l’impiego di dosi anche doppie rispetto allo standard. Ne deriva che, malgrado la vaccinazione, un buon numero di persone è ancora esposto al rischio epatite.
4. Recentemente sono emerse delle mutanti del virus dell’epatite B con modificazioni dell’antigene di superficie del virus che le rende resistenti alla vaccinazione: un paziente vaccinato per il ceppo classico di HBV e con buona risposta anticorpale protettiva può cioè infettarsi se viene a contatto con questo virus mutato. Per questo tipo di virus mutato nell’antigene di superficie non esistono attualmente in commercio vaccini efficaci. Si tratta per il momento di un evento di dimensioni limitate ma deve essere tenuto sotto attenta osservazione.
5. Da ricordare infine il rischio di contagio legato ai viaggi nelle zone in cui l’infezione da HBV è iperendemica, leggi Africa e Asia, non dimenticando quanto frequente sia in queste zone la possibilità di contatti a rischio. Il numero di questi spostamenti è in continuo aumento per la riduzione dei costi connessi a pacchetti viaggi agevolati. Complessivamente, malgrado i successi ottenuti dalla vaccinazione e dalle migliorate condizioni epidemiologiche e ambientali, l’infezione da virus dell’epatite B rappresenta ancora un rilevante problema epidemiologico per l’Italia. Estremamente interessante è quindi l’introduzione di nuovi farmaci antivirali efficaci che consentono interventi terapeutici sui pazienti infetti da questa malattia, che nel 10% dei casi può provocare evoluzione cronica e cirrosi epatica, mentre nei pazienti cirrotici anche carcinoma epatocellulare.
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