sabato, 2 maggio 2026
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9 Marzo 2000

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. GIUSEPPE CHIUMELLO

Ciò che stupisce maggiormente gli “esperti” è che l’aumentata prevalenza per le malattie appena ricordate si sta verificando nel momento in cui:

1- emergono dati scientifici sempre più chiari a sostegno della loro causa nutrizionale e di una prevenzione possibile grazie ad una alimentazione prudente
2- l’attenzione nei confronti di una “corretta alimentazione” è estremamente cresciuta rispetto al passato
3- il modo di mangiare si è trasformato drammaticamente e velocemente, soprattutto in senso qualitativo, ma anche quantitativo

Questa contraddizione stridente, a nostro avviso, conferma come non sia sufficiente parlare di alimentazione (anche in modo estremamente divulgativo come sta avvenendo in questi anni) per ottenere una correzione delle abitudini nutrizionali di una popolazione. Studi in età pediatrica confermano che anche nel nostro Paese il bambino e l’adolescente compiono spesso errori nutrizionali in termini di eccesso di calorie totali e di grassi e proteine (i cosiddetti “errori del benessere”).
Individuata tale situazione è ora possibile una campagna preventiva, indirizzata soprattutto al bambino, il più esposto alle conseguenze di una alimentazione sbagliata per la sua fragilità intrinseca e la durata dell’esposizione al rischio.
Nel frattempo, però, una nuova minaccia è all’orizzonte, costituita da un lato dalle nuove tecnologie, che supportano ormai costantemente la coltivazione e preparazione degli alimenti, e dall’altro dai rischi di contaminazione chimica ambientale a vari livelli a cui i cibi sono sempre più esposti. Al contrario di quanto detto in precedenza per gli “errori da benessere”, non esistono dati certi a fotografare la situazione provocata da questo nuovo scenario. Alla domanda: cosa mangiano (mangeranno presto) i nostri figli? al momento è difficile dare una risposta, e ciò è inquietante. Le poche segnalazioni che filtrano, anzi, accrescono tale timore. Eppure, la tutela della salute del bambino passa necessariamente per la conoscenza ed il controllo di questi aspetti. È una nuova “sfida” culturale per il pediatra che va affrontata rapidamente.
È tempo di agire e di coordinare una vera, efficace, duratura campagna di informazione e di educazione alimentare, a partire, com’è ovvio, dal neonato e dalla sua nuova famiglia. È tempo, inoltre, di istituire adeguati organismi di controllo della qualità dei cibi, all’interno di una strategia globale che veda il pediatra, adeguatamente preparato e sensibilizzato, come il primo tra le figure professionali coinvolte.
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