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23 Febbraio 2010

BASSE DOSI DI DESAMETASONE, ASSOCIATO A LENALIDOMIDE, NEL MIELOMA MULTIPLO INIZIALE

L’associazione di lenalidomide a basse dosi di desametasone favorisce una migliore sopravvivenza globale a medio termine e riduce la tossicità rispetto alla terapia con dosi elevate di desametasone in pazienti con nuova diagnosi di mieloma multiplo. Il desametasone a dosi elevate rappresenta il fondamento della terapia del mieloma multiplo. Ricercatori afferenti all’Eastern Cooperative Oncology Group hanno valutato l’efficacia e la tossicità della somministrazione di basse dosi, rispetto ad alte dosi, di desametasone in associazione a lenalidomide in pazienti con mieloma multiplo sintomatico mai trattato. I 445 pazienti sono stati randomizzati in aperto a lenalidomide (25 mg ai giorni 1-21) e desametasone (40 mg ai giorni 1-4, 9-12 e 17-20) somministrati a cicli di 28 giorni (regime a dose alta, n = 223) o a lenalidomide (stessa schedula) e desametasone (40 mg ai giorni 1, 8, 15 e 22) in cicli di 28 giorni (regime a dose bassa, n = 222). Dopo 4 cicli di trattamento, i pazienti potevano sospendere la terapia prima del trapianto di cellule staminali o continuare fino a progressione della malattia. L’endpoint primario era la percentuale di risposta dopo 4 cicli, secondo i criteri dell’European Group for Blood and Bone Marrow Transplant. Il limite di non-inferiorità corrispondeva alla differenza assoluta del 15% della percentuale di risposta. È stata applicata l’analisi ‘intention-to-treat’ modificata. Nello studio pubblicato in The Lancet Oncology (leggi abstract originale), 169 pazienti dei 214 (79%) in regime a dose alta e 142 pazienti dei 205 (68%) in regime a dose bassa hanno mostrato risposta completa o parziale entro i 4 cicli di terapia (odds ratio 1.75, IC 95%: 1.30-2.32; p = 0.008). Dopo un anno, alla seconda analisi ad interim la sopravvivenza globale era pari al 96% (IC 95%: 94-99) nel gruppo in regime a bassa dose e all’87% (82-92) nel gruppo trattato con alte dosi (p = 0.0002). Osservati i risultati preliminari, lo studio è stato sospeso e i pazienti in regime ad alte dosi di desametasone sono stati passati al trattamento con basse dosi. Il 52% dei pazienti (n = 117) in regime ad alte dosi ha manifestato effetti tossici di grado 3 o più elevato nei primi 4 mesi di trattamento, rispetto al 35% (76 di 220) di quelli in trattamento con basse dosi di desametasone (p = 0.0001). Dodici pazienti dei 222 in regime a dose alta e uno dei 220 con dose bassa sono deceduti nei primi 4 mesi (p = 0.003). Gli effetti tossici di grado 3 o più elevato che si sono manifestati più frequentemente, nei pazienti trattati con dosi alte vs basse di desametasone, sono stati: trombosi venosa profonda (57 dei 223 [26%] vs 27 dei 220 [12%]; p = 0.0003), infezioni tra cui polmonite (35 dei 223 [16%] vs 20 dei 220 [9%]; p = 0.04) e fatigue (33 dei 223 [15%] vs 20 dei 220 [9%]; p = 0.08). In conclusione, il regime a bassa dose di desametasone associato a lenalidomide ha indotto una migliore sopravvivenza globale, secondo i risultati dell’analisi ad interim, e una tossicità più bassa, rispetto al regime a dosi elevate.
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