Il quoziente d’intelligenza o QI sarebbe, dopo il fumo, il più rilevante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. E’ la conclusione dello studio West of Scotland Twenty-07 Study promosso dal Britain’s Medical Research Council e pubblicato sull’ultimo numero di European Journal of Cardiovascular Prevention and Rehabilitation. La ricerca è stata condotta sui dati relativi a 1.145 persone d’età media 55 anni seguite per 20 anni, dal 1987 al 2007. I dati considerati sono stati altezza, peso, pressione, fumo, attività fisica, educazione e professione, mentre le abilità cognitive (QI) sono state misurate utilizzando un test standard sull’intelligenza. Il fattore di rischio più associato alla mortalità cardiovascolare era il fumo seguito dal QI, stesso risultato per la mortalità totale. I ricercatori spiegano i risultati con l’applicazione dell’intelligenza nella scelta di comportamenti corretti (niente fumo, esercizio fisico) e per gli effetti conseguenti su obesità e pressione; inoltre il QI sarebbe indice di una sorta di registro degli ‘insulti ambientali’ (nutrizione scarsa, malattie) accumulati nel corso della vita.
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- QUOZIENTE D’INTELLIGENZA LEGATO A RISCHIO CARDIOVASCOLARE