Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno messo a punto nanomolecole rivestite di proteine capaci di aderire esclusivamente a una parte della parete interna delle arterie, la membrana basale, quella che danneggiandosi può portare all’ostruzione dei vasi. Una volta aderite, le nanomolecole rilasciano un farmaco per un periodo fino a 12 giorni. Lo studio è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Le nanomolecole del MIT potrebbero in un prossimo futuro rivoluzionarie il trattamento delle patologie cardiache legate alle occlusioni dei vasi e in particolare delle coronarie, per le quali oggi si impiegano stent per tenere aperti i vasi occlusi. La complicanza però può essere una nuova rapida crescita di tessuto attorno allo stent, ciò che può portare a un nuovo blocco delle arterie. La novità del Mit consiste invece nella sicurezza della terapia e nell’assenza di possibili rischi. “E’ una tecnologia che potrebbe funzionare in qualsiasi patologia dove la parete cellulare risulta compromessa – spiega Robert Langer, uno degli autori della ricerca – inclusi certi tipi di tumori e altre malattie infiammatorie. Ma le nanomolecole “ripara-arterie” non saranno disponibili prima di diversi anni.
Agi
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