sabato, 2 maggio 2026
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4 Dicembre 2009

CENSIS, IN TEMPO DI CRISI AUMENTATA SPESA ITALIANI PER SALUTE

In tempo di crisi economica ‘lievitano’ le spese degli italiani per la salute. Secondo i dati Censis, contenuti nel 43esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, per l’11,5% dei nostri connazionali nel 2009 “è molto aumentata” la spesa per farmaci, visite mediche, analisi, dentista eccetera, per il 27,5% è “abbastanza aumentata” e per l’8,3% è cresciuta anche se “poco”. A dichiarare in misura maggiore l’incremento della propria spesa sanitaria – emerge dall’indagine – sono proprio gli intervistati che si sono autocollocati nelle fasce di reddito più basso. Dunque – si legge nel Rapporto – gli effetti della crisi economica e lo sforzo sistematico e diffuso di razionalizzazione della spesa sanitaria pubblica si intrecciano, provocando il primo e più significativo impatto proprio sulle famiglie che si autocollocano al livello socio-economico più basso. In particolare, poco meno di un terzo degli italiani spende di più anche per le prestazioni a carico del Ssn per le quali è previsto il ticket, mentre il 27,8% segnala un aumento per le spese per analisi e radiografie a pagamento intero, il 29,4% per il dentista, il 31,0% per i farmaci senza ricetta, il 35,6% per le visite specialistiche a pagamento intero. L’impatto della crisi – si legge nel Rapporto – sembra dunque sostanziarsi in un peggioramento delle possibilità di accesso ai servizi sanitari anche pubblici che pesa di più proprio sui meno abbienti. Non sono pochi, infatti, gli italiani che hanno percepito una recente riduzione complessiva della copertura sanitaria pubblica: ben il 32,7% degli intervistati, percentuale che si innalza fino al 40% proprio tra quelli di livello socio-economico meno elevato. Si tratta di difficoltà economiche che in qualche caso possono essersi tradotte anche in un vero e proprio ridimensionamento di consumi sanitari: quasi il 40% degli intervistati di livello socio-economico basso dichiara di essere stato costretto a rinunciare per motivi economici a prestazioni sanitarie, ed è di poco inferiore (37,8%) la quota di chi ha ridotto l’acquisto di farmaci a pagamento. Per i meno abbienti rimane solo il welfare che spesso comunque richiede un esborso economico: il 51,9% degli intervistati di livello basso e il 42,8% di chi si autocolloca ad un livello medio-basso si sono rassegnati alla lunghezza delle liste d’attesa senza poter sperimentare l’exit verso la sanità privata, spesso necessaria per accedere alle prestazioni in tempi brevi. Il rischio è che la combinazione della crisi economica, della razionalizzazione complessiva e dello sforzo suppletivo dell’adeguamento dei Piani di rientro – conclude il Rapporto – finisca per penalizzare proprio quei cittadini che già pagano il costo di una sanità meno efficiente.
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