domenica, 3 maggio 2026
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3 Novembre 2009

DUBBI SULL’UTILITÀ DELLO SCREENING PER IL CANCRO DI MAMMELLA E PROSTATA

A 20 anni dall’introduzione dei programmi di prevenzione per il cancro alla mammella e alla prostata, uno studio pubblicato nella rivista Journal of the American Medical Association (leggi abstract originale) fa il punto della situazione e avanza dubbi sulla sua utilità. Innanzitutto, l’incidenza di questi tumori, che dopo l’introduzione degli screening è aumentata di almeno il 40%, non è più tornata ai livelli pre-screening. Al contempo, pur essendo stato osservato un incremento del numero di tumori in stadio precoce, l’incidenza dei tumori localizzati non è invece aumentata considerevolmente. I ricercatori dell’Università della California, di San Francisco e del Texas Health Science Center di San Antonio hanno ipotizzato che lo screening abbia sì aumentato le diagnosi di tumori a basso rischio, ma non abbia ridotto significativamente il numero di tumori più aggressivi, e ciò non ha portato ad una riduzione della mortalità per cancro e quindi ad un beneficio. Al fine di limitare morbilità e mortalità per cancro alla mammella e alla prostata, i ricercatori suggeriscono la necessità di sviluppare nuovi approcci di screening, di identificare più precocemente il tumore e di prevenirlo in modo efficace.
L’articolo sul Journal of the American Medical Association ha molto stimolato l’interesse dei media, soprattutto americani, quando un alto esponente dell’American Cancer Society (ACS), il dott. Otis Brawley, direttore medico dell’ACS, ha dichiarato in un’intervista al New York Times che l’articolo in questione poneva dubbi legittimi e che la Società avrebbe rivisto le linee guida perché i benefici dichiarati erano forse ‘esagerati’. L’ACS, interpellata nuovamente sull’argomento, ha ribadito in una dichiarazione che l’utilità dello screening per il cancro alla mammella, alla cervice e al colon-retto è tuttora valida, mentre lo screening del cancro alla prostata, con PSA, aveva limitazioni soprattutto negli individui di età maggiore a 65 anni. Anche Larry Norton, direttore del Breast Cancer Program al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, intervistato dal New York Times, ha affermato che ACS e Brawley avevano divulgato un messaggio sbagliato. Ha inoltre affermato che anche se la mammografia non è lo screening perfetto per la prevenzione del cancro alla mammella, essa permette però di ridurre il numero di donne che muoiono per questo tumore. Ma il dibattito è ancora aperto.
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