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26 Ottobre 2009

RICHIESTE RISARCIMENTO PER 8 CHIRURGHI SU 10, 30 MILA L’ANNO

‘Incubo tribunale’ per i 6 mila chirurghi italiani impegnati in sala operatoria ogni giorno, per un totale di 4,5 milioni di operazioni l’anno. Nel 2008 le richieste di risarcimento nel nostro Paese sono state 30 mila, e 12 mila i processi penali. “L’80% dei professionisti del bisturi nel corso della propria carriera incappa in almeno una richiesta di risarcimento. Accuse di malpractice – ha spiegato Enrico De Antoni, presidente della Società italiana di chirurgia, presentando i temi del Congresso nazionale Sic – che nell’80% dei casi si risolvono con un’assoluzione, dopo un iter processuale che dura anche 7-8 anni”. Così, proprio “il timore di possibili conseguenze penali ha creato in questi anni la premessa della medicina difensiva: l’80% dei chirurghi prescrive esami inutili, e il 20% evita di operare se l’intervento è troppo a rischio di contenzioso”. Con costi pesanti per la sanità. “Si calcola che gli esami e le visite inutili della medicina difensiva costino 2-3 miliardi l’anno”, ha aggiunto Rocco Bellantone, segretario generale Sic. Ad alimentare questo meccanismo perverso è, secondo il presidente del Congresso, Gianfranco Francioni, “una cattiva comunicazione tra il medico e i pazienti, specie nei casi più difficili e negli interventi più rischiosi”. Così è nata una sorta di “industria del risarcimento, che ad esempio a Roma vede pagine di pubblicità sui quotidiani locali per pubblicizzare il contenzioso medico legale”, ha affermato Bellantone. “Non chiediamo la depenalizzazione degli errori medici – ha precisato il segretario generale della Sic – ma una giurisprudenza che disciplini gli atti medici”. Occorre “costituire un sistema che faciliti la segnalazione degli errori – ha segnalato De Antoni – e favorisca la possibilità di apprendere dai fallimenti. Ma anche norme specifiche per il settore medico-chirurgico, ancora oggi assenti. Basti pensare che il settore è regolato dal Codice Rocco del 1930, le proposte di legge sul rischio clinico e la responsabilità civile e penale sono invece ancora ferme”. “Oggi l’atto medico non è codificato. La stessa incisione preliminare a ogni intervento sull’addome può essere considerata dalla legge una sorta di aggressione a mano armata di bisturi, fatta con il consenso della vittima-paziente – ha proseguito Bellantone -. Insomma, è giusto punire chi sbaglia per colpe gravi, ma si deve tener presente che, pur facendo tutto il possibile per il bene del paziente, il lavoro del chirurgo ha per la sua natura una dose di rischio”. Ecco perché questi specialisti chiedono anche l’istituzione di Commissioni di conciliazione previste da Stato e Regioni per risolvere i contenziosi fuori dai tribunali. E l’obbligo di scegliere i periti dei tribunali stessi in base alla loro preparazione. “L’Italia è l’unico Paese al mondo, insieme al Messico, con un numero così enorme di processi ai medici”, ha concluso Bellantone.
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