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26 Ottobre 2009

NUOVA FORMULAZIONE DI PACLITAXEL E CARBOPLATINO MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA NEL TUMORE OVARICO AVANZATO

La somministrazione di paclitaxel ‘dose-dense’ in combinazione a carboplatino, ogni tre settimane, migliora la sopravvivenza rispetto al regime convenzionale e rappresenta una nuova opzione di trattamento nelle donne con carcinoma epiteliale ovarico in stadio avanzato. Paclitaxel e carboplatino, somministrati ogni tre settimane, sono utilizzati nel trattamento standard di prima linea del carcinoma ovarico in stadio avanzato. Tuttavia tentativi per migliorare la sopravvivenza delle pazienti, anche con altri farmaci, non hanno dato i risultati sperati. Ricercatori del National Cancer Center Hospital di Tokyo afferenti al Japanese Gynecologic Oncology Group hanno valutato il nuovo regime settimanale ‘dose-dense’ di paclitaxel e carboplatino, rispetto al regime convenzionale, in donne con cancro ovarico in stadio avanzato. Più di 600 pazienti in stadio II-IV di carcinoma epiteliale ovarico, alle tube di Falloppio o peritoneale primario sono state considerate per l’arruolamento in uno studio controllato di fase 3, in aperto, presso 85 centri giapponesi. Le pazienti sono state randomizzate mediante programma di randomizzazione sequenziale computerizzata a ricevere 6 cicli di 21 giorni ciascuno di paclitaxel (180 mg/m2 in infusione intravenosa di 3 h) e carboplatino (AUC 6 mg/mL per min), somministrati al giorno 1 (regime convenzionale; n = 320) oppure 6 cicli (sempre di 3 settimane) di paclitaxel ‘dose-dense’ (80 mg/m2 in infusione intravenosa di 1 h) somministrato ai giorni 1, 8 e 15 in combinazione a carboplatino somministrato al giorno 1 (regime ‘dose-dense’; n = 317). Nello studio, l’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione ed è stata utilizzata l’analisi ‘intention-to-treat’ (ITT). Delle 637 pazienti arruolate, 631 erano eleggibili al trattamento e sono state incluse nella popolazione per l’analisi ITT (regime ‘dose-dense’ n = 312; regime convenzionale n = 319). Lo studio pubblicato nella rivista The Lancet (leggi abstract originale) ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione più lunga nel gruppo a regime ‘dose-dense’ (28.0 mesi, IC 95%: 22.3-35.4) rispetto al gruppo in regime convenzionale (17.2 mesi, IC 95%: 15.7-21.1; hazard ratio [HR] 0.71; IC 95%: 0.58-0.88; p = 0.0015). Anche la sopravvivenza globale a 3 anni era più alta nel gruppo in regime ‘dose-dense’ (72.1%) che nel gruppo in trattamento standard (65.1%; HR 0.75, IC 95%: 0.57-0.98; p = 0.03). L’interruzione precoce della terapia ha interessato 165 pazienti in regime ‘dose-dense’ e 117 in trattamento standard; le ragioni erano bilanciate tra i due gruppi, ad eccezione dell’abbandono per tossicità, che era più alta nel gruppo in regime ‘dose-dense’ rispetto al gruppo in regime convenzionale (n = 113 vs n = 69). L’evento avverso più frequente è stato la neutropenia (regime ‘dose-dense’: 286 [92%] di 312; regime convenzionale: 276 [88%] di 314). Anche l’anemia di grado 3 e 4 era più frequente nel gruppo in regime ‘dose-dense’ (214, 69% vs 137, 44%; p < 0.0001), ma la frequenza di altri effetti tossici era simile nei due gruppi.
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