domenica, 3 maggio 2026
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26 Ottobre 2009

MORBILITÀ A BREVE E LUNGO TERMINE NEL TUMORE AL TESTICOLO

Pazienti con cancro al testicolo presentano un rischio, superiore a quanto finora dichiarato, di gravi reazioni, potenzialmente letali, nel breve e lungo periodo dopo il trattamento. Il British Journal of Urology – International, rivista ufficiale della British Association of Urological Surgeons, ha pubblicato una revisione di 40 studi diffusi tra il 1990 e il 2008 sull’argomento (leggi abstract originale). Dopo orchiectomia e prima di ogni ulteriore trattamento, i pazienti possono manifestare grave distress mentale che gradualmente regredisce durante il trattamento. I ricercatori del Norwegian Radium Hospital, Università di Oslo, hanno osservato che gli effetti collaterali all’apparato gastrointestinale sono prevalenti durante chemioterapia e radioterapia, ma il rischio di gravi complicanze ematologiche, infettive e tromboemboliche è maggiore con la chemioterapia. Sequele a lungo termine comprendono tumori secondari, morbilità e mortalità cardiovascolare e condizioni conseguenti a disfunzione gonadica (insufficienza ormonale), anche se si è osservato che la fertilità rimane inalterata nel 70% dei pazienti dopo il trattamento. Circa il 20% dei pazienti sviluppa tossicità neurologica o uditiva nel lungo termine, ma la qualità di vita dei sopravviventi il cancro al testicolo è comparabile a quella dei controlli. Il trattamento, adattato al rischio, dei pazienti e l’adeguato follow-up di quelli a rischio di tossicità potenzialmente letale sono mezzi per ridurre la morbilità a breve e lungo termine nei sopravviventi. I pazienti dovrebbero essere informati riguardo le possibili complicanze e l’importanza di rivedere il loro stile di vita (es. abitudine al fumo, attività fisica e controllo del peso). In una nota infatti, il coordinatore della ricerca, prof.ssa Sofhie D. Fosså ribadisce: “Crediamo che il miglior modo per ridurre il rischio è (controllare) l’abitudine al fumo, l’attività fisica e la riduzione del peso, oltre a fornire un adeguato follow-up ai pazienti che potrebbero sviluppare tossicità potenzialmente letale.”
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