domenica, 3 maggio 2026
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21 Settembre 2009

MORTALITÀ PER CANCRO DOPO ESPOSIZIONE A DIOSSINA

Uno studio condotto sui lavoratori della Dow Chemical Company in Michigan suggerisce che l’esposizione alla diossina (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina) potrebbe non aumentare il rischio di certi tipi di cancro come comunemente si crede. Rispetto alla mortalità osservata nella popolazione generale degli Stati Uniti, infatti, gli autori dello studio pubblicato nell’American Journal of Epidemiology (leggi abstract originale) non hanno evidenziato una mortalità più elevata per cancro, specialmente per i tumori al polmone e per altre malattie non maligne dei polmoni, nelle persone che producono pesticidi e sono stati esposti a diossina per più di 36 anni. Gli autori hanno esaminato 1615 lavoratori esposti a derivati della diossina per la produzione di triclorofenolo nel Midland per valutare un eventuale aumento della mortalità. I livelli storici di diossina erano stimati da un controllo nel siero dei lavoratori. I tassi di mortalità specifica e i trend da esposizione sono stati valutati per tutto il periodo 1942-2003. Tutti i tipi di cancro combinati (standardized mortality ratio [SMR] = 1.0; intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.8-1.1), i tumori al polmone (SMR = 0.7; IC 95%: 0.5-0.9) e le malattie respiratorie non maligne (SMR = 0.8; IC 95%: 0.6-1.0) rimanevano entro o al di sotto dei livelli attesi. Le morti osservate per leucemia (SMR = 1.9; IC 95%: 1.0-3.2), per linfoma non-Hodgkin (SMR = 1.3; IC 95%: 0.6-2.5), diabete (SMR = 1.1; IC 95%: 0.6-1.8) e malattia cardiaca ischemica (SMR = 1.1; IC 95%: 0.9-1.2) erano leggermente superiori a quanto atteso. Per tutte queste cause di morte non è stato osservato alcun trend dopo esposizione, anche se con 4 morti per sarcoma dei tessuti molli (SRM = 4.1; IC 95%: 1.1-10.5) i tassi di mortalità sono aumentati con l’esposizione. Il basso numero di morti e l’incertezza della diagnosi e la nosografia rendono l’interpretazione dei dati incerta. Ad eccezione del sarcoma dei tessuti molli, quindi, gli autori hanno osservato poca evidenza di un aumentato rischio patologico dopo esposizione di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina.
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