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5 Agosto 2009

COMPLICANZE MAGGIORI DOPO ABLAZIONE IN RADIOFREQUENZA PER I TUMORI DEL FEGATO

Studio cinese su 255 pazienti ne ha valutato il rischio e l’incidenza in relazione allo stadio della malattia epatica e alla scelta dell’approccio chirurgico

L’ablazione in radiofrequenza (ARF) è una delle procedure chirurgiche per il trattamento del tumore al fegato e come tale possono insorgere complicanze maggiori dopo la sua applicazione. Ricercatori del Drum Tower Hospital, Medical College of Nanjing University, hanno arruolato, nel periodo marzo 2001-aprile 2008, 255 pazienti con età media di 56 anni (205 maschi, 50 femmine, età compresa tra i 18 e gli 89 anni) sottoposti ad ARF. I pazienti presentavano epatocarcinoma (n = 212), tumore metastatico del fegato (39) o colangiocarcinoma (4). Di questi, 148 pazienti avevano un singolo nodulo tumorale e 107 tumori multipli. Il diametro massimo dei noduli era compreso tra 1.3-20 cm (media: 5.1 cm). Tutti i pazienti sono stati trattati con ago-elettrodo a punta raffreddata collegato al generatore di radiofrequenza (Radionics, Burlington, MA, USA). Nello studio, pubblicato nella rivista World Journal of Gastroenterology (leggi abstract originale), la ARF è stata eseguita prevalentemente per via percutanea (n = 257), oppure per via laparoscopica (n = 7) o associata a chirurgia in campo aperto (n = 86). Le complicanze maggiori legate alla ARF sono state registrate e i risultati sono stati analizzati per determinare i fattori di rischio associati ad esse. Nei 255 pazienti, sono stati trattati 425 noduli tumorali e sono state eseguite 350 ARF. Le complicanze maggiori hanno colpito 37 pazienti (10%) ed includevano 13 casi di insufficienza epatica, 10 di idrotorace (che ha richiesto drenaggio), uno di emorragia del tratto gastrointestinale superiore, uno di ascesso intraepatico, uno di danno al dotto biliare, un arresto cardiaco e 5 casi di iperglicemia. Sette pazienti hanno sviluppato contemporaneamente due o più complicanze. L’insufficienza epatica era la più grave delle complicazioni verificatesi ed è stata associata alla mortalità più alta. Undici pazienti sono deceduti per aggravamento dello scompenso epatico. La classificazione Child-Pugh (p = 0.001) e la scelta dell’approccio (p = 0.045) sono stati correlati allo scompenso epatico sviluppato dopo il trattamento, mentre l’età del paziente, le dimensioni del tumore e il numero di noduli non sono risultati fattori significativi di aggravamento della condizione. In definitiva, la ARF può essere considerata una procedura relativamente sicura, ma comunque si dovrebbe prestare attenzione alle possibili complicanze anche se l’incidenza è rara. La selezione accurata dei pazienti e la scelta del miglior approccio (terapia percutanea, laparoscopia o laparotomia) aiuterà a ridurre l’incidenza e il tasso di morbilità delle complicanze che si verificano dopo ARF.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2009
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