lunedì, 4 maggio 2026
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8 Giugno 2009

CHEMIOTERAPIA SENZA RESEZIONE CHIRURGICA DEL CANCRO COLORETTALE IN STADIO IV

La maggior parte dei pazienti con cancro colorettale sincrono in stadio IV, che ricevono trattamento up-front con chemioterapia moderna di combinazione potrebbero non richiedere più la resezione profilattica. Lo studio condotto da Richard Paty e colleghi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York è stato presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) 2009. I dati confermano l’uso della chemioterapia senza la necessità di asportare il tumore come pratica standard nei pazienti non ostruiti o che non presentino tumori emorragici primari del colon-retto metastatici (leggi abstract originale). In assenza di sintomi, quali sanguinamento, perforazione e ostruzione, o di malattia metastatica operabile, la resezione dei tumori primari nei pazienti che presentano cancro colorettale metastatico sincrono è di dubbio beneficio. I ricercatori hanno identificato da un database istituzionale, relativo al periodo 2000-2006, 233 pazienti consecutivi con cancro colorettale sincrono metastatico e tumore primario non resecabile che hanno ricevuto chemioterapia a base di oxaliplatino o irinotecan, chemioterapia con combinazione di tre farmaci (FOLFOX, IFL o FOLFIRI) in associazione o meno a bevacizumab, come terapia iniziale. È stata valutata l’incidenza di un uso successivo della procedura chirurgica, della radioterapia e/o di stent endoluminale per trattare le complicanze del tumore primario. Dei 233 pazienti, 217 (93%) non hanno richiesto terapia palliativa chirurgica per il tumore primario e 16 pazienti (7%) sono stati sottoposti a chirurgia d’urgenza per ostruzione o perforazione. Dieci invece (4%) sono stati sottoposti ad intervento non chirurgico (stent o radioterapia) e 213 (89%) non hanno avuto bisogno di trattamento sintomatico diretto del tumore primario. Di questi ultimi, 47 (20%) hanno subito resezione elettiva al colon al momento della metastectomia e 8 (3%) durante la laparoscopia per inserimento di pompa per infusione in arteria epatica. Né l’uso di bevacizumab, né la localizzazione del tumore primario nel retto o il carico tumorale metastatico sono stati associati ad un aumento della percentuale di intervento. Infine, dopo inserimento come covariata tempo nel modello di regressione di Cox, la necessità di intervento non correlava con la sopravvivenza globale.
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