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25 Maggio 2009

POSSIBILE UTILIZZO DELLA RADIOTERAPIA CON RISONANZA MAGNETICA ‘REAL-TIME’ NEI TUMORI DI IPOFARINGE E LARINGE

Immagini con risonanza magnetica (RM) ad alta risoluzione in tempo reale potrebbero aiutare la maggior parte dei pazienti sottoposti a radioterapia per indirizzare il fascio di radiazioni verso la massa tumorale. Ricercatori dello University Medical Center di Utrecht (Olanda) hanno messo a punto una tecnica che utilizza la RM in tempo reale per ridurre gli effetti tossici del trattamento radioterapico in pazienti con tumore dell’ipofaringe e della laringe. Sono state, dapprima, usate immagini in tempo reale di RM (T1 e T2 weighted) su un volontario sano con uno scanner RM 1.5 T e 3.0 T e successivamente ridisegnata la struttura per proteggere il magnete della RM dal fascio di radiazioni ed ottenere la contemporanea registrazione computerizzata dei dati. Per verificare la fattibilità di questo modello sperimentale, il protocollo definitivo è stato testato in pazienti con carcinoma ipofaringeo (n = 19) e laringeo (n = 42). Nello studio, pubblicato nella rivista International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physics (leggi abstract originale), sono state osservate ampie differenze del valore signal-to-noise ratio (SNR) per le diverse immagini registrate. I valori di SNR ottenuti, compatibili con la maschera di immobilizzazione usata in radioterapia, erano tre volte più elevati di quelli ottenuti usando lo standard per testa-collo e cinque volte più alti di quelli ottenuti usando il total-body. Immagini ad alta risoluzione (0.4 x 0.4 x 4mm3) hanno permesso di visualizzare dettagli anatomici migliori in un intervallo di 4 minuti. La qualità delle immagini in 3.0 T non era significativamente migliore rispetto a quelle in 1.5 T. Lo studio non è stato eseguito in 3 pazienti e in altri 5 le immagini erano molto deteriorate per artefatti causati dal movimento, mentre immagini RM di alta qualità sono state ottenute in 53 pazienti. Il prototipo clinico di questa metodica non invasiva associata alla radioterapia potrebbe essere disponibile entro un anno, per ovvi motivi pratici, ma permetterebbe di salvaguardare maggiormente i tessuti sani dalle radiazioni, evitando gli effetti tossici che si osservano dopo il trattamento standard, e di offrire l’opportunità ai radiologi oncologi di intervenire sulla dose di radiazione in relazione alle modificazioni della massa tumorale.
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