venerdì, 24 aprile 2026
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11 Dicembre 2002

LA VITA RICOMINCIA A 50 ANNI, DA BERLINO I CONSIGLI PER UNA MENOPAUSA SENZA RISCHI

I rischi e i benefici della terapia ormonale sostitutiva, l’alternativa ‘dolce’ offerta dai fitoestrogeni, le nuove frontiere della ricerca sulle malattie legate alla menopausa sono alcuni tra gli argomenti di cui si occupa l’incontro internazionale più importante del settore, a cui sono chiamati a partecipare 250 opinion leader. Tra gli italiani il professor Andrea Genazzani, presidente della Società Internazionale di Menopausa.
“Andare in menopausa – spiega Genazzani – significa cambiare il proprio assetto ormonale, non produrre più determinate sostanze come gli ormoni steroidei cui la donna è da sempre abituata. E proprio agli ormoni e ai benefici che portano alla donna sono rivolti moltissimi studi, diversi dei quali tuttora in corso”. Tra le novità sottolineate dall’esperto italiano i vantaggi che un ormone androgeno può portare alla donna nelle fasi iniziali della menopausa. “Con l’inizio della menopausa la donna subisce un profondo mutamento ormonale che coinvolge non solo estrogeni e progestinici, ormoni tipicamente femminili – prosegue Genazzani – ma anche un ormone androgeno, il D5 (DHEA) prodotto dalle ghiandole surrenali. Uno studio condotto per 12 mesi su donne in post-menopausa precoce e tardiva ha osservato un progressivo e significativo miglioramento della qualità di vita dovuto alla riduzione dei disturbi legati alla menopausa”.
In primo piano al Congresso anche le malattie, spesso invalidanti, legate alla menopausa come osteoporosi e artrosi. “Tra i disturbi legati all’età post menopausale – sostiene Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica “S. Raffaele Resnati” di Milano – non c’è solo l’osteoporosi, con il rischio ormai noto di fratture ossee, ma anche l’artrosi, un disturbo che, se trascurato, si trasforma in una patologia invalidante per il 25% delle donne oltre i 50 anni. Le indagini più recenti – continua la dottoressa Graziottin – mostrano infatti che anche i muscoli, le cartilagini e i nervi subiscono i danni della menopausa. I sintomi principali sono dolori diffusi e artralgie improvvise. La degenerazione della cartilagine comporta, oltre ad un progressivo assottigliamento della superficie articolare, ulcerazioni, immobilità e debolezza muscolare con pesanti conseguenze sulla qualità di vita. Il dolore articolare, inoltre, altera il pattern del sonno e riduce il recupero dalla stanchezza. L’immagine corporea è alterata dalla percezione di una ‘armatura arruginita’ in cui la paziente si sente intrappolata. L’ansia per il futuro e la depressione reattiva aumentano ulteriormente la percezione e la cronicità del dolore”.
Sui rapporti tra cessazione della vita riproduttiva e artrosi, la dottoressa Graziottin presenta a Berlino uno studio che sottolinea i vantaggi nella terapia ormonale sostitutiva anche sui sintomi dell’artrosi. Lo studio Framingham, in particolare, ha mostrato una riduzione del rischio pari al 60% in chi assumeva terapia sostitutiva rispetto ad un gruppo di controllo. “Oltre al potenziale effetto sul metabolismo sinoviale – spiega Graziottin – la terapia sostitutiva potrebbe ridurre l’incidenza e la progressione dell’artrosi attraverso numerosi effetti diretti ed indiretti, in parte non ancora delucidati. La terapia ormonale mantiene o aumenta la densità ossea ed il trofismo dei legamenti, riducendo la lassità che rende le articolazioni invecchiate instabili; inoltre gli ormoni contribuiscono a mantenere il trofismo muscolare, inducono neuroplasticità centrale e periferica e mantengono la velocità di conduzione centrale, oltre a promuovere la sintesi di fattori trofici”.
Oggi si assiste a un aumento di interesse da parte del medico per ottenere una migliore qualità di vita per le donne in menopausa, e l’artrosi è considerata un nuovo nemico da battere. “Il ginecologo – conclude Graziottin – può contribuire a ritardare l’esordio dell’artrosi e la sua progressione attraverso una diagnosi precoce e trattamenti appropriati, curativi come la glucosamina solfato, in grado di ridurre i sintomi e ritardare le modificazioni strutturali. Sono necessari ulteriori studi per identificare sottogruppi di donne in postmenopausa (in media il 25%) più vulnerabili all’artrosi e per valutare se la glucosamina solfato e la terapia ormonale sostitutiva possano esercitare azioni sinergiche nella prevenzione e nel trattamento della malattia nelle donne.”
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