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2 Dicembre 2008

OCSE: ITALIA PAESE DI MEDICI, SOS INFERMIERI

L’Italia è il Paese dei camici bianchi, con il più alto numero al mondo di medici per abitanti, mentre e’ carenza cronica di infermieri, figure professionali sempre meno reperibili sul mercato. Una situazione che rischia di avere gravi ripercussioni sul sistema pubblico di assistenza e che va dunque ”risolta al più presto”. A fotografare l’emergenza e’ il Rapporto Ocse 2008 sulle risorse umane italiane in ambito sanitario, che avverte: l’assunzione di personale paramedico straniero potrebbe rappresentare una soluzione, se l’eccessiva burocrazia italiana non rendesse tale procedura estremamente difficile. ANOMALIA ITALIA, SEMPRE PIU’ ANZIANI MA SSN RISCHIA ‘CROLLO’: La popolazione italiana è una delle piu’ vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni e nel 2050 circa l’8% degli italiani avrà piu’ di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, afferma l’Ocse, ”potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda l’assunzione del personale paramedico”. Si calcola infatti che la carenza di infermieri, soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17.000 l’anno) e le assunzioni (8.000 l’anno). TROPPI MEDICI NEL BELPAESE: L’Italia ha il più alto numero al mondo di medici per abitante: più di 600 ogni 100.000 abitanti nel 2005. I medici appartenenti alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri sono circa 370 mila, di cui un terzo lavora negli istituti pubblici. Inoltre, secondo l’Ocse, la competizione tra medici nel settore pubblico e’ molto alta e spesso i più giovani devono aspettare a lungo prima di ritagliarsi un posto di lavoro. D’altra parte, l’Ocse sottolinea come il mercato del lavoro italiano in ambito sanitario soffra di una ”cronica mancanza di fondi, scarse opportunità di carriera e nepotismo, risultando poco attraente per professionisti stranieri”. POCHI INFERMIERI: Il settore infermieristico deve far fronte al problema opposto. L’Italia ha meno infermieri che dottori (348.415 nel 2005), la maggior parte dei quali (70%) lavora in strutture pubbliche. Secondo la Federazione collegi infermieri, nel 2006 la carenza era di circa 60.000 unità, per una mancanza di copertura di posti pari al 15%. SOLUZIONE STRANIERI, MA ITALIA PAESE POCO ‘ATTRAENTE’: La carenza di infermieri, sottolinea l’Ocse, ”potrebbe essere in parte colmata dall’assunzione di personale proveniente dall’estero. Ma a causa della competizione con altri Paesi, che offrono salari più alti e condizioni di lavoro migliori, e delle complesse politiche di immigrazione, il numero di infermieri stranieri in Italia e’ ancora molto basso: 6730 nel 2005, di cui un terzo proveniente dall’Unione europea”. Gli infermieri che arrivano in Italia hanno mediamente tra i 20 e i 39 anni e provengono generalmente da Romania (60%) e Polonia (25%). Le assunzioni dall’estero possono essere facilitate tramite contatti diretti tra le istituzioni. La Spagna per esempio, che presenta un esubero di infermieri, ha un accordo con l’Italia. Alcune Regioni hanno iniziato a richiamare personale dall’estero tramite accordi bilaterali: il Veneto, ad esempio, ha stipulato un accordo bilaterale con istituti di Bucarest. Dei 7.000 infermieri stranieri in Italia, la maggior parte lavora nel privato. L’unico accordo che coinvolge direttamente le autorità nazionali e’ quello che l’Italia ha con la Tunisia tramite il ministero del Welfare. Malgrado la forte domanda di personale paramedico, l’Italia, conclude l’Ocse, ”rimane un Paese poco attraente per gli infermieri stranieri: lo stipendio non e’ competitivo (circa 1600 euro al mese), le politiche di immigrazione sono sfavorevoli e la scarsa diffusione della lingua italiana all’estero rende la comunicazione più difficile”.
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