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20 Marzo 2001

RADIOTERAPIA, I VIAGGI DELLA SPERANZA

Conferme sulla consistenza delle segnalazioni relative a questa area vengono anche dalle segnalazioni raccolte dalle reti sul territorio, con fluttuazioni che vanno dal 7,78% di Milano al 36% della Sicilia.
Le informazioni sulle strutture esistenti rappresentano il 5,15% di tutte le richieste pervenute. L’accesso alla radioterapia è il problema più frequentemente rilevato.
Dall’analisi dei dati raccolti da Pit Salute con la collaborazione dell’Associazione Italiana dei Radioterapisti Oncologici (AIRO) e dell’Istituto di Oncologia Sperimentale della Università di Chieti, è emerso che la radioterapia in Italia, e soprattutto nel Meridione, più che una strategia terapeutica è una chimera irraggiungibile per molti.
Pubblicato due anni fa, questo primo rapporto sullo stato della radioterapia in Italia è stato il primo passo verso un approfondito monitoraggio di quella parte del sistema sanitario che si dovrebbe occupare della diagnosi, cura ed assistenza dei malati affetti da tumore.

Ecco i punti salienti del rapporto:

· in Italia i casi previsti di tumore da trattare con radioterapia nel 1995 sono stati circa 154.000 (109.610 nel centro-nord, 44.490 nel sud), quelli realmente trattati 82.030 (73.424 al nord e 8.606 al sud). Poco più del 50% delle persone affette da tumore che necessiterebbe di trattamento radioterapico riesce ad effettuarlo

· i cittadini del Meridione più “fortunati” che riescono ad accedere a tale terapia pagano lo scotto e i disagi dei cosiddetti viaggi della speranza, non solo economicamente dispendiosi, ma anche destrutturanti sotto il profilo psicologico

· il personale addetto alla radioterapia registra un notevole scarto numerico tra centro-nord e sud

· la Francia ha un rapporto di 5 centri per la radioterapia ogni milione di abitanti. Tale rapporto in Italia scende a 2,5 centri/milione di abitanti

· circa il 50% delle apparecchiature per la radioterapia ha più di dieci anni di età;

· Basilicata, Molise e Valle d’Aosta non sono dotate di servizi per la radioterapia.

Secondo il Tribunale per i diritti del malato “al di là dei necessari rilievi critici e delle indiscutibili differenze territoriali, il tema della radioterapia ha evidenziato la completa disattenzione del sistema sanitario al trattamento ed alla cura dei malati oncologici, che hanno un incremento annuo del 4,47%. Visti i risultati in precedenza esposti ci pare necessario ed urgente mettere a punto interventi, alcuni dei quali immediatamente applicabili, atti a consentire almeno il diritto costituzionalmente riconosciuto alla salute ed alla cura dei malati oncologici”.

Le proposte del TDM

1. Verifica, aggiornamento ed applicazione delle linee guida del 1993, nota ministeriale 5 febbraio 1996, che prevedevano:
– l’istituzione di un Centro Territoriale di Assistenza Integrata ogni 250.000 abitanti, costituito da un’unità di oncologia medica, chirurgia e ove possibile di radioterapia;
– l’istituzione di un Polo Oncologico ogni 500.000 abitanti che comprenda “obbligatoriamente strutture di oncologia medica, radioterapia e chirurgia, tutte a livello apicale, per garantire una effettiva attività integrata da svolgere in una stessa sede” .

2. La predisposizione di un piano preciso di costante verifica e monitoraggio delle strutture esistenti con particolare attenzione al controllo dell’efficienza e della sicurezza di tutte le attrezzature radioterapiche, iniziando da quelle (quasi il 50% di quelle esistenti) con più di 10 anni di vita.

3. Trasparenza delle liste d’attesa in tutti i centri di radioterapia, e informazione dettagliata da parte delle amministrazioni sanitarie, sull’ubicazione e sulle modalità di accesso a un servizio che garantisca una dignitosa esecuzione della terapia.

4. L’assunzione da parte delle ASL, ove non fosse possibile eseguire le prestazioni radioterapiche a livello locale, delle spese di trasporto, vitto e alloggio per i cittadini che devono eseguire le prestazioni fuori regione e per un eventuale accompagnatore, nei casi di reale necessità.

5. La predisposizione, entro la fine dell’anno, da parte dei competenti assessorati regionali, dei piani oncologici regionali, anche in mancanza di quello nazionale.
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