sabato, 2 maggio 2026
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15 Ottobre 2008

RUOLO DI ANGIOGENESI E INVASIVITÀ NELLA CHEMIOEMBOLIZZAZIONE ARTERIOSA TRANSCATETERE NEL CARCINOMA EPATOCELLULARE

L’American Journal of Gastroenterology ha pubblicato uno studio (per visualizzare l’abstract in inglese clicca qui) in cui viene enfatizzata la dinamica dei livelli dei recettori per due fattori angiogenici (VEGF [vascular endothelial growth factor] e b-FGF [basic fibroblast growth factor]) e l’invasività, attraverso la determinazione di uPA (urokinase-type plasminogen activator) nei pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) trattati con chemioembolizzazione arteriosa transcatetere (TACE). La TACE non è considerata una procedura curativa dell’HCC. Tra i fattori che possono interferire con la sua efficacia vi è anche un’ipotetica reazione neo-angiogenica dovuta all’ischemia. Tre campioni di sangue sono stati prelevati dai 71 pazienti con HCC prima della TACE (t0) e dopo 3 giorni (t1) e 4 settimane (t2), nello stesso momento in cui sono stati sottoposti a TAC spirale. La scelta della TACE come trattamento è stata fatta sulla base delle linee guida dell’American Association for the Study of Liver Disease (AASLD). Alcuni radiobiologi hanno valutato in cieco il carico tumorale e la vascolarizzazione al tempo t0 e l’attività residua al tempo t2. Una risposta completa è stata osservata alla TAC spirale nel 27% dei pazienti, mentre la sopravvivenza media era di 35 mesi (IC 95%: 31-40) e quella a 4 anni del 57%. È stata inoltre osservata una correlazione significativa tra i livelli di VEGF e il numero di linfonodi. I livelli di VEGF erano più elevati nei non-responder al tempo t2 (p = 0.01) e quelli sotto la mediana predicevano una sopravvivenza più lunga (p = 0.008). Il b-FGF correlava con VEGF, dimensioni del tumore, vascolarizzazione e attività residua, indicando una correlazione borderline con la sopravvivenza. L’uPA correlava con massa tumorale e VEGF, che è stato evidenziato all’analisi multivariata di Cox come fattore predittivo indipendente di sopravvivenza. I ricercatori padovani hanno osservato che quando la TACE non induce risposta completa, può provocare una significativa reazione neo-angiogenica, con aumento di VEGF e b-FGF, che interferisce con la sopravvivenza dei pazienti. In questo studio, il VEGF viene indicato quale parametro prognostico molto affidabile, così da poter essere consigliato per giudicare l’efficacia della TACE. I farmaci anti-angiogenici, quindi, possono essere indicati nei pazienti con HCC trattati con TACE.
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