sabato, 2 maggio 2026
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16 Ottobre 2008

SORAFENIB PROLUNGA LA SOPRAVVIVENZA NEL CARCINOMA EPATOCELLULARE ALLO STADIO AVANZATO

Uno studio multicentrico, di fase 3, in doppio cieco, contro placebo, recentemente pubblicato nel New England Journal of Medicine (per visualizzare l’abstract in inglese clicca qui) dimostra che il sorafenib, inibitore multichinasico orale dei recettori per VEGF e PDGF e del Raf prolungala sopravvivenza nei pazienti affetti da epatocarcinoma (HCC) avanzato, per il quale fino ad oggi non era disponibile alcuna terapia sistemica. Il gruppo di studio SHARP (Sorafenib HCC Assessment Randomized Protocol) ha randomizzato 602 pazienti, con HCC allo stadio avanzato che non avevano ricevuto alcun trattamento sistemico, a sorafenib (400 mg x 2, al giorno) o placebo. Gli endpoint primari di questo ampio studio multicentrico internazionale erano la sopravvivenza globale e il tempo alla progressione sintomatica, quelli secondari includevano il tempo alla progressione radiologica e la sicurezza. Alla seconda analisi ad interim si erano verificati 321 decessi e lo studio è stato interrotto. La sopravvivenza mediana globale è risultata di 10.7 mesi nei pazienti trattati con sorafenib e di 7.9 mesi nel placebo (HR in sorafenib = 0.69; IC 95%: 0.55-0.87; p < 0.001), mentre non è stata osservata differenza significativa tra i due gruppi relativamente al tempo mediano alla progressione sintomatica (4.1 mesi vs 4.9, rispettivamente; p = 0.77). Il tempo mediano alla progressione radiologica (endopoint secondario) invece è stato 5.5 mesi nel gruppo in trattamento con sorafenib e 2.8 mesi nel placebo (p < 0.001). Una risposta parziale è stata osservata solo nel 2% (7) dei pazienti trattati con sorafenib e nell’1% (2) di quelli randomizzati a placebo e nessun paziente ha mostrato risposta completa. Effetti collaterali, quali diarrea, perdita di peso, reazioni cutanee mano-piede ed ipofosfatemia, erano più frequenti nei pazienti trattati con sorafenib. Lo studio tuttavia indica che nei pazienti con HCC avanzato la sopravvivenza mediana e il tempo alla progressione radiologica sono risultate più lunghe di quasi 3 mesi nei pazienti trattati con sorafenib, rispetto a quelli senza terapia.
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