L’ipertrofia prostatica benigna è una malattia molto frequente nel maschio adulto. Determina, in circa il 50% dei pazienti che istologicamente hanno questa condizione, l’insorgenza di sintomi che sono talmente tipici che sono stati per tantissimi anni definiti come prostatismo. Poi in realtà si è visto che questi sintomi sono comuni a tante patologie diverse, per cui in fondo il lavoro dell’urologo, e prima ancora quello del Medico di medicina generale, è quello di trovare la causa di questi disturbi.
Quali sono i disturbi di un uomo affetto da IPB?
I disturbi sono fondamentalmente l’aver difficoltà a urinare, il doverlo fare spesso, con urgenza e frequentemente di notte, il dover attendere qualche secondo in più per l’inizio della minzione, spesso il produrre un getto debole – un tempo si diceva che la pipì finiva sui piedi – e talvolta l’avere la sensazione di una vescica non realmente svuotata.
Chi prende in carico il paziente e i suoi sintomi per una prima diagnosi?
Normalmente è il Medico di medicina generale il primo collega che inquadra il problema del paziente. Saprà controllare il valore del PSA, verificare se i sintomi siano dovuti all’ipertrofia della prostata del paziente e consigliare quali sono gli stili di vita più adatti per questo tipo di problema. Molto spesso è il Medico di medicina generale che inizia la terapia.
Quali sono le opzioni terapeutiche dell’IPB?
Ci sono oggi tanti farmaci che hanno dimostrato di poter ridurre il rischio di doversi operare per l’ipertrofia della prostata e che migliorano sicuramente la sintomatologia. Tutti i farmaci registrati per i sintomi legati all’ipertrofia prostatica hanno una dimostrata attività terapeutica e sono certamente sicuri, diverso è il caso degli integratori sulla cui efficacia terapeutica non esistono dati scientifici.
E quando la terapia farmacologica non è sufficiente?
Quando la terapia farmacologica non è sufficiente, c’è sempre l’intervento chirurgico. Operazione che aveva nel passato una bruttissima fama, perché nei primi anni del 900 la mortalità era molto elevata (all’inizio era quasi del 50%). Oggi siamo negli anni 2000 e gli interventi sono esclusivamente di tipo endoscopico. I rischi di effetti collaterali sono ovviamente minimizzati, non si opera più a cielo aperto con un taglio, si procede per via endoscopica e quindi parliamo di una patologia che anche nei sospetti chirurgici non deve certo più far paura.
Maggiori informazioni su https://www.ipertrofiaprostaticabenigna.net/