martedì, 5 maggio 2026
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13 Aprile 2007

OSTEOPOROSI, RIMBORSABILE IL FARMACO IN GRADO DI RICOSTRUIRE L’OSSO

Modificata la nota 79 dell’Aifa. Gli esperti: prevenzione sarà più facile, con il ranelato di stronzio si può intervenire prima dell’insorgenza delle fratture

Roma, 31 gennaio 2007 – Da oggi si amplia la possibilità di prevenire le fratture dovute all’osteoporosi. Un farmaco recentemente introdotto in Italia, il ranelato di stronzio, efficace nella cura delle fratture dovute alla perdita di massa ossea, fenomeno che interessa una donna su tre in post menopausa, sarà rimborsabile dal sistema sanitario anche prima che si evidenzino fratture. “Finora avevamo la possibilità di trattare solo le pazienti che già avevano riportato una frattura, in particolare di vertebra o di femore, con la nuova nota 79 è stato introdotto il concetto di rischio di frattura – spiega il prof. Ranuccio Nuti, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Malattie Metaboliche dell’Università di Siena –. La riduzione della massa ossea, misurata con una semplice MOC, e la presenza di un fattore di rischio per frattura permettono di prescrivere i farmaci per l’osteoporosi rimborsati e prevenire così il rischio di fratturarsi. I fattori di rischio per frattura riconosciuti dall’AIFA per avere il rimborso dei farmaci sono: avere avuto un caso in famiglia di frattura vertebrale, del femore, del polso o altro e osteoporosi, la presenza di una malattia come l’artrite reumatoide, pregresse fratture di polso, menopausa prima dei 45 anni di età, avere usato cortisone in cronico. La possibilità di trattare l’osteoporosi prima che si manifesti la frattura è un passo importante perché ci permette finalmente la prevenzione primaria e non dobbiamo più aspettare la frattura per trattare la paziente. La rimborsabilità riguarda i principali farmaci contro l’osteoporosi, sia i bifosfonati che il ranelato di stronzio. I primi esercitano un’azione di blocco della perdita di osso, il ranelato di stronzio invece ha un’azione più completa perché agisce su due fronti: riduce la perdita di osso e contemporaneamente ‘ricostruisce’ l’osso”.
Tutti i farmaci per l’osteoporosi hanno dimostrato, in 3 anni di trattamento, di ridurre il rischio di fratture vertebrali, mentre per la riduzione del rischio di frattura di femore, solo alendronato, risedronato e il ranelato di stronzio hanno evidenze riconosciute e l’indicazione specifica. Per il ranelato di stronzio le prove di efficacia sulle fratture sono documentate anche a 5 anni ed è anche l’unico che riduce le fratture anche in una fascia d’età molto elevata, cioè nelle pazienti anziane.
La modifica della nota consentirà quindi di attuare un’efficace opera di prevenzione. “L’osteoporosi è purtroppo sottodiagnosticata ed agisce in modo ‘silenzioso’ – conclude il prof. Nuti –, infatti la diagnosi avviene spesso quando la malattia è già in atto. La prevenzione primaria è invece essenziale, perché quando la paziente ha sviluppato una prima frattura il rischio di ulteriori eventi si amplifica enormemente: è il cosiddetto effetto domino. La modifica della nota 79 rappresenta pertanto un passo in avanti importante, che dopo anni ci permette di prevenire in via primaria la malattia, una prospettiva finora preclusa a noi clinici. Se inizialmente si avrà una spesa sanitaria superiore, nel lungo periodo i vantaggi, anche in termini economici, saranno evidenti”. La prospettiva di poter usare prima della comparsa di fratture un farmaco che crea osso nuovo rappresenta un ulteriore passo in avanti per sconfiggere le fratture, vertebrali e del femore, tra le principali cause di disabilità e invalidità nelle donne con più di 50 anni.
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