sabato, 2 maggio 2026
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6 Gennaio 2020

Encorafenib, Binimetinib, and Cetuximab in BRAF V600E–Mutated Colorectal Cancer

Patients with metastatic colorectal cancer with the BRAF V600E mutation have a poor prognosis, with a median overall survival of 4 to 6 months after failure of initial therapy. Inhibition of BRAF alone has limited activity because of pathway reactivation through epidermal growth factor receptor signaling. In this open-label, phase 3 trial, we enrolled 665 patients with BRAF V600E–mutated metastatic colorectal cancer who had had disease progression after one or … (leggi tutto)

I pazienti affetti da tumore del colon retto metastatico con mutazione BRAF V600E hanno una prognosi severa, con una mediana di sopravvivenza globale tra i 4 e i 6 mesi dopo progressione dal trattamento di prima linea.
BEACON è stato il primo studio di fase III a dimostrare un vantaggio in termini di sopravvivenza e di risposta obiettiva in questo setting di pazienti. Lo studio ha confrontato la combinazione di encorafenib (BRAF inibitore) e cetuximab (anti-EGFR) con o senza binimetinib (MEK inibitore) versus un trattamento standard a scelta dello sperimentatore con cetuximab in combinazione con irinotecano o FOLFIRI.
Nell’analisi ad interim, con un follow-up di 7,8 mesi, la sopravvivenza globale mediana nei pazienti che hanno ricevuto la tripletta è risultata di 9,0 mesi versus 5,4 mesi nel gruppo di controllo (HR 0,52; IC 95%: 0,39-0,70; p < 0,001) con vantaggio significativo mantenuto in tutti i sottogruppi prepianificati.
Il tasso di risposte obiettive è stato del 26% nel gruppo trattato con la tripletta versus 4% nel gruppo di controllo (p < 0,001).
Lo studio non è stato formalmente potenziato per confrontare l’efficacia del trattamento con la tripletta rispetto alla doppietta, tuttavia, un comparabile beneficio rispetto al gruppo di controllo è stato registrato anche nel gruppo trattato con doppietta con una sopravvivenza globale mediana di 8,4 mesi (HR 0,60; IC 95%: 0,45-0,79; p < 0,001) ed un tasso di risposta significativamente maggiore (RR = 20%) rispetto al gruppo di controllo (p < 0,001). Eventi avversi di grado 3 o superiore si sono verificati nel 58% dei pazienti trattati con la tripletta, 50% con la doppietta e 61% trattati con controllo.
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