domenica, 3 maggio 2026
Medinews
4 Novembre 2019

Are we over-treating with checkpoint inhibitors?

Anti-PD-1 antibodies offer potentially life-saving treatment for some cancer patients, but their chronic administration generates high and ever-increasing costs. Despite licensing for long-term use, optimal treatment duration is unknown. We challenge the need for long-term treatment duration, using evidence from melanoma research, both published and in process. Anti-PD-1 antibodies (pembrolizumab and nivolumab) are licensed to be administered to … (leggi tutto)

La durata ottimale del trattamento con immune checkpoint inhibitors è sicuramente un argomento di grande interesse, visto il numero crescente di patologie per le quali questi farmaci sono diventati parte delle opzioni terapeutiche nella pratica clinica. Gli studi registrativi hanno previsto un trattamento prolungato fino a progressione o comunque per un lungo periodo di tempo (ad esempio 2 anni), ma molti autori si sono interrogati sulla possibilità di interrompere prima il trattamento in caso di ottenimento di risposta.
Il commentary pubblicato su British Journal of Cancer, dal titolo volutamente provocatorio, passa in rassegna le poche evidenze disponibili sulla durata ottimale del trattamento e enfatizza l’importanza di aspettare gli studi in corso sull’argomento. Lo studio randomizzato Checkmate -153, condotto nei pazienti con tumore del polmone avanzato, confrontando una durata più breve (1 anno) di nivolumab con un trattamento proseguito fino a progressione, ha evidenziato un peggioramento della sopravvivenza libera da progressione con il trattamento interrotto di principio dopo un anno, senza documentare differenze significative in sopravvivenza globale, ma (come sottolineano giustamente gli autori) con un numero di eventi basso per garantire un’adeguata potenza.
Si tratta di un tipico argomento per il quale sarebbe particolarmente importante produrre evidenze su cui poter basare le decisioni nella pratica clinica. Impiegando questi farmaci, la comunità oncologica sta imparando bene a gestire l’interruzione del trattamento in caso di tossicità, ma le scelte relative all’interruzione “di principio”, per quanto abbiano implicazioni potenzialmente molto importanti in termini di costi e di gestione dei pazienti, sono sicuramente molto più delicate e problematiche.
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