lunedì, 4 maggio 2026
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12 Ottobre 2019

Health-related quality of life in patients with a germline BRCA mutation and metastatic pancreatic cancer receiving maintenance olaparib

Patients with metastatic pancreatic cancer (mPC) often have a detriment in health-related quality of life (HRQoL). In the randomized, double-blind, Phase III POLO trial progression-free survival was significantly longer with maintenance olaparib, a poly(ADP-ribose) polymerase inhibitor, than placebo in patients with a germline BRCA1 and/or BRCA2 mutation (gBRCAm) and mPC whose disease had not progressed during first-line platinum-based … (leggi tutto)

Lo studio POLO, presentato qualche mese fa all’ASCO e che già aveva visto pubblicati i risultati relativi all’endpoint primario (la sopravvivenza libera da progressione, PFS), è stato condotto in pazienti con tumore del pancreas caratterizzato dalla presenza di una mutazione germinale di BRCA, che avessero completato liberi da progressione un trattamento chemioterapico di prima linea contenente platino. Lo studio randomizzato, di fase III, confrontava il PARPinibitore olaparib con il placebo, e dopo il risultato positivo già noto, in termini di PFS, sono stati ora pubblicati i risultati relativi alle analisi dei patient-reported outcomes. Nel setting della malattia metastatica, e nel tumore del pancreas in particolare, la qualità di vita deriva dalla “somma algebrica” del controllo dei sintomi di malattia e delle eventuali tossicità del trattamento, ed è quindi molto importante, al fine di valutare il valore del trattamento, poter disporre di tale dato, specialmente quando l’analisi primaria dello studio sia basata sulla PFS e non sulla sopravvivenza globale.
I risultati pubblicati da Annals of Oncology documentano l’assenza di significative differenze in qualità di vita globale tra i pazienti trattati con olaparib e quelli assegnati a placebo. Questo risultato può essere letto come la conseguenza dell’assenza di tossicità sintomatiche che possano compromettere significativamente la qualità di vita dei pazienti. Interessante, in questi casi, è anche il confronto tra bracci non solo in termini di andamento “precoce” della qualità di vita (che come sottolineano gli autori può rassicurare sull’assenza di un impatto negativo delle tossicità), ma anche in termini di tempo al deterioramento dei sintomi. Quest’ultimo confronto aiuta a capire se il vantaggio “strumentale” evidenziato dal confronto in termini di PFS si traduca anche in un vantaggio “soggettivo” per il paziente: il tempo mediano al deterioramento è risultato in effetti nettamente più lungo con olaparib rispetto al placebo (circa 21 mesi vs. 6), anche se la differenza non è risultata statisticamente significativa.
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