martedì, 5 maggio 2026
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29 Luglio 2019

Pembrolizumab After Completion of Locally Ablative Therapy for Oligometastatic Non–Small Cell Lung Cancer A Phase 2 Trial

Patients with oligometastatic non–small cell lung cancer (NSCLC) may benefit from locally ablative therapy (LAT) such as surgery or stereotactic radiotherapy. Prior studies were conducted before the advent of immunotherapy, and a strong biological rationale for the use of immunotherapy exists in a minimal residual disease state. To evaluate whether the addition of pembrolizumab after LAT improves outcomes for patients with oligometastatic NSCLC … (leggi tutto)

Si tratta di uno studio monocentrico di fase II in cui la somministrazione di pembrolizumab dopo trattamento ablativo (terapia locale) si associa ad un vantaggio in outcomes in pazienti con NSCLC oligometastatico. Vengono valutati 45 casi con 4 o meno siti metastatici trattati da febbraio 2015 a settembre 2017 presso l’Abramson Cancer Center con pembrolizumab 200 mg ogni 21 gg per un totale di 8 cicli. Il trattamento poteva proseguire fino ad un totale di 16 cicli (in assenza di progressione e/o effetti collaterali di rilievo). La terapia con pembrolizumab iniziava fra la quarta e la dodicesima settimana dopo la fine della terapia ablativa su tutti i siti di malattia. L’obiettivo primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) dall’inizio della terapia ablativa e la PFS dall’inizio della terapia con pembrolizumab. Lo studio è stato calibrato per un confronto storico con la PFS dall’inizio della terapia locale. Era prevista anche una valutazione della qualità di vita (QoL) mediante Functional Assessment of Cancer Therapy-Lung (FACT-L).
Dopo un follow-up mediano di 23,2 mesi nei pazienti sopravvissuti, la PFS mediana dall’inizio della terapia era pari a 19,1 mesi (significativamente superiore ad uno storico 6,6 mesi; p = 0,005). La PFS mediana dall’inizio di pembrolizumab risultava pari a 18,7 mesi. Il 40% dei pazienti ha eseguito 16 cicli con una sopravvivenza globale (OS) stimata a 12 mesi del 90,2% e 77,5% a 24 mesi. Non venivano evidenziate correlazioni fra il dato di PFS e l’espressione di PD-L1 o infiltrato cellulare. Tra gli effetti collaterali (ogni grado) correlati a pembrolizumab i più frequenti sono stati: dolore (42%), fatigue (36%) e rash (22%). I più frequenti di grado 3 o 4: polmonite (6%), essendo le polmoniti di ogni grado presenti in 5 pazienti (11%); coliti di grado 3 in 2 pazienti e due pazienti con insufficienza surrenalica (una di grado 2 e una di grado 3). Nessun cambiamento significativo in termini di QoL fra il basale e il ciclo 8 né fra ciclo 8 e 16.
Pur con le sue limitazioni, questo studio dà indicazioni rilevanti, soprattutto in un contesto in cui spesso si agisce al di fuori e/o in assenza di precise linee guida.
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