Although immune checkpoint inhibitors (ICIs), such as anti–PD-1 (programmed cell death 1) or anti–PD-L1 (programmed cell death 1 ligand 1), have proved effective in treating many cancers, patients receiving ICIs may experience immune-related adverse events (irAEs). Little evidence exists on the safety of resuming these treatments after an irAE. To investigate the safety of a rechallenge with anti–PD-1 or anti–PD-L1 immunotherapies after an irAE. This cohort study of … (leggi tutto)
Negli ultimi anni la maggior parte degli oncologi ha imparato a gestire gli immune checkpoint inhibitors nella pratica clinica. Le tossicità immuno-relate riguardano una minoranza di pazienti, ma il loro verificarsi pone problemi nella gestione clinica. La gestione degli eventi avversi è ben codificata, ma uno dei dubbi riguarda l’opportunità di riprendere o meno un trattamento immunoterapico, una volta che l’evento avverso si sia risolto.Gli autori della pubblicazione di JAMA Oncology hanno preso in considerazione 93 casi discussi in un board dedicato, l’Immunotox assessment board, presso l’istituto Gustave Roussy di Parigi, tra il 2015 e il 2017. Sono stati descritti i casi di pazienti che avessero avuto un evento avverso immuno-relato di grado 2 o superiore, allo scopo di descrivere l’incidenza di recidiva dell’evento avverso dopo rechallenge con il trattamento immunoterapico. Si trattava di eventi avversi di grado 2 (46%), di grado 3 (39%) o di grado 4 (15%), eterogenei per tipologia, trattandosi di tossicità epatica, tossicità cutanea, polmonite, colite o artralgia. Naturalmente, la scelta di riprendere o meno il trattamento immunoterapico non era randomizzata, ma basata sulla decisione del board. I pazienti nei quali si era deciso di riproporre l’immunoterapia non erano significativamente differenti, rispetto ai pazienti nei quali il trattamento era stato definitivamente sospeso, né in termini di età, né di tempo alla comparsa dell’evento avverso rispetto all’inizio del trattamento, né in termini di severità dell’evento avverso, né in termini di uso di steroidi. Dopo un follow-up mediano di 14 mesi, un evento avverso immuno-relato (uguale a quello iniziale oppure di altro tipo) è stato registrato in 22 pazienti (pari al 55% del totale dei pazienti ritrattati). Mediamente, il tempo più precoce di insorgenza dell’evento avverso è risultato associato a un rischio maggiore di ricomparsa della tossicità dopo rechallenge.
Sulla base di questi dati, gli autori aprono alla possibilità di riprendere il trattamento alla risoluzione della tossicità. Va detto, tuttavia, che si tratta di un’analisi retrospettiva, non randomizzata, e che in letteratura esistono numerose segnalazioni di pazienti che, pur avendo interrotto il trattamento immunoterapico a causa della tossicità, hanno mantenuto un lungo controllo di malattia. Di conseguenza, i risultati vanno interpretati (e soprattutto applicati) con estrema cautela.